VIDEO. La Scuola della vergogna: mamme costrette a comprare la carta igienica

La scuola italiana, oltre a cadere a pezzi, sembra non riuscire neanche più ad offrire ai suoi studenti cose basilari come carta igienica e sapone, con le mamma costrette a sborsare soldi extra per metterci una pezza. A denunciare il fatto è Luca Abete, in un servizio per Striscia la Notizia. Facendo il giro delle scuole di Napoli e provincia, Abete ha raccolto le testimonianze di diverse mamma che, chi più e chi meno, hanno ammesso di dare un contributo alle scuole.

Portiamo tutto noi, dalla carta igienica ai fazzoletti. Ogni mamma dà due euro alla rappresentante di classe“, dice una mamma che spiega anche come la cosa vada avanti da anni. Ma c’è anche chi paga direttamente alle maestre un contributo annuale: “20 euro all’anno, perché dicono che non ci sono fondi“.

Lo Stato non dà niente“, dice sconfortata un’altra signora. Una situazione paradossale, quindi, che addirittura ha visto i genitori dover provvedere all’acquisto di una lavagna o, nel caso di “un papà gentile”, il ripristino di aule malridotte.

Non mancano lamentele, ovviamente, anche su igiene e pulizia con le mamme che denunciano la presenza di topi, pidocchi e vermi. Napoli, però, non è l’unica ad essere colpita da questo malfunzionamento. Infatti, come mostra ancora il servizio, casi di bambini costretti a portare carta igienica e sapone liquido si sono registrati anche a Palermo, Roma e nella regione Sardegna.

Una situazione paradossale, dicevamo, se si pensa che nel 2016 l’allora ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, annunciò nuovi fondi proprio per evitare che “i genitori portino a scuola penne, pennarelli e carta igienica“. Un flop che appartiene alla “buona scuola“, ma che sembra destinato a durare anche con il Governo giallo-verde che, stando alla bozza della Legge di Bilancio, ha in programma un taglio per la scuola di 100 milioni di euro.

Una contraddizione non da poco per un esecutivo che annuncia, ad esempio, di voler “cancellare la camorra”, ma intanto affossa ulteriormente la già devastata cultura.

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