Lumini e ceri votivi: perché si accendono per i cari estinti?

Basta fare un giro in qualunque cimitero per notare che ogni tomba, mausoleo o nicchia non è mai sfornita di uno o più “lumini”. Questi ceri votivi non sono altro che candele, generalmente poste all’interno di involucri di plastica rossa che servono a proteggere la piccola fiammella dal vento e, quindi, a tenerla accesa fino all’esaurimento della cera.

Il lumino viene portato generalmente dai parenti del defunto e cambiato nel momento in cui la cera finisce del tutto e la fiammella si spegne. Simbolicamente, questa luce perennemente accesa dovrebbe guidare l’anima del defunto nell’oscuro e pericoloso sentiero verso la salvezza. Il cero quindi equivale ad una costante preghiera per sollevare il caro estinto alle grazie celesti.

Ormai tale funzione è svolta anche dalle lampadine elettriche posizionate su ogni sepolcro, quindi il lumino vero e proprio è diventato solo un gesto d’affetto da parte dei familiari, un accorgimento per dimostrare di star ancora accudendo l’amato scomparso.

Questa tradizione, in realtà, esiste da molto prima della tradizione cristiana: per egizi, sumeri, romani, etruschi e tantissimi altri popoli il fuoco e la luce delle candele sono sempre stati elementi presenti durante i riti funebri, quasi sempre con la stessa funzione di rischiarare il percorso metaforico del defunto.

Tuttavia, questa tradizione potrebbe farsi risalire ai primordi della nostra civiltà, attribuendole un significato ben diverso. I primi uomini non avevano mezzi per seppellire o coprire dignitosamente un cadavere in poco tempo, ma il rispetto per la morte è sempre stato radicato nella nostra razza: non si poteva consentire che il corpo di una persona cara venisse dilaniata dalle belve mentre si preparava una fossa. Quindi si accendeva un grande fuoco per allontanare gli animali selvatici.

Così, dal proteggere fisicamente i defunti, il fuoco è diventato lo strumento metaforico per difendere, guidare ed accompagnare simbolicamente il caro estinto: un bisogno tribale che, nei millenni, è diventato un bisogno spirituale.

Fonte: Treccani

Potrebbe anche interessarti