Io, Raffaele Viviani: straordinario viaggio nella Napoli più vera e tragica

Io, Raffaele Viviani

Durante i suoi 2800 anni di storia, Napoli ha cambiato più volte aspetto restando sempre la stessa, proprio come un attore che conserva le proprie membra e tuttavia è in grado di vestire, di essere una maschera sempre diversa. Non sono casuali, dunque, le celebri parole di Eduardo De Filippo le quali affermano che Napule è nu teatro antico, sempe apierto, e non è casuale la sensazione che si prova assistendo a Io, Raffaele Viviani, al Teatro Totò dal 26 Febbraio all’8 Marzo.

Io, Raffaele Viviani è uno spettacolo formato da testi drammatici, poetici e musicali di Papiluccio, così l’autore veniva chiamato in famiglia, ed è un viaggio nel tempo e nei suoni di una Napoli genuina, popolare, comica e tremendamente tragica, lontana da stereotipi e da una omogeneizzazione di tipo borghese. Il teatro a cielo aperto è trasferito in un ambiente chiuso, sotto gli occhi di uno spettatore abituato a ignorare, e non raramente disprezzare, lo spettacolo che ogni giorno è vissuto nei quartieri e nei rioni popolari, per fargli riascoltare il modo di parlare di un nonno, di uno zio, di un insegnante, riscoprendo melodie, termini purtroppo divenuti desueti, mestieri antichi, riappropriandosi del contatto con la propria identità, le radici; l’astante smarrito si sente di nuovo orgogliosamente napoletano, figlio della storia cui nessuno si interessa, quella della gente comune. La napoletanità, la cultura sono lo specchio di una città che spesso dimentica di possedere, ma che molti stanno iniziando a spolverare, compreso questo spettacolo. Sono i vari momenti, i vari drammi a fare luce sulla persona di Viviani e la sua vita, che diventa perciò emanazione di qualcosa che era stata creata da lui, la perfetta rappresentazione del modo di dire secondo cui è nella propria arte che l’artista continua a vivere.

Tale livello di qualità sarebbe irraggiungibile in assenza di chi sa fare dell’Arte degna di chiamarsi tale: il regista Antonio Ferrante, ingaggiato da Eduardo De Filippo per dirigere alcuni spettacoli; il sempre grande Gigi Savoia che ha lavorato con mostri quali Nanni Loy, Francesco Rosi e lo stesso Eduardo; una splendida Lalla Esposito, che ha lavorato con un altro maestro del Neorealismo, Ugo Gregoretti, oltre che con Toni Servillo e il maestro Roberto De Simone e la NCCP. Con essi Francesco Viglietti, con alle spalle spettacoli nei più importanti teatri partenopei, e Giuseppe Zeno, presente in numerose serie TV molto apprezzate dal pubblico nazionale. Un cast di livello davvero altissimo e difficile da reperire altrove, specialmente in una città, fatemelo dire anche a costo di apparire agiografico ed esaltato, che non sia Napoli, artisti capaci di comprendere la lezione di Raffaele Viviani e tramandarla al pubblico, rapito, stupito e commosso ai piedi del palcoscenico.

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