Preti napoletani a Salvini: “Stato assente. I giovani rischiano di morire ogni giorno”

steseI preti del IX decanato della Diocesi di Napoli (che si estende nella periferia orientale) non ci stanno a chinare il capo davanti all’abbandono delle loro zone da parte dello Stato ed “alzano la voce” in una lettera indirizzata anche a Matteo Salvini. La missiva, firmata da 28 parroci e rivolta anche ad altre autorità, è stata presentata in occasione dell’apertura dell’anno pastorale nella chiesa di San Giovanni Battista, dove la settimana scorsa, nel corso di un agguato, si sono registrati un morto ed un ferito.

Ma per i sacerdoti oltre la violenza c’è una questione ancor più grave: l’abbandono e il degrado che questo comporta. “Nel nostro territorio una cosa più grave della violenza è il degrado, il letto nel quale il fiume della malavita scorre tranquillamente invadendo le nostre strade – viene scritto nella lettera – mentre la violenza ha i suoi fautori (malavitosi, violenti, balordi, arroganti), il degrado è conseguenza di un abbandono sistematico da parte degli uomini di potere, delle politiche miopi o cieche, dell’assenza reiterata di interventi per riorientare le tendenze negative e guidare la popolazione“.

Napoli Est è da tempo scenario di stese e altri atti illeciti, per non parlare della totale mancanza dei servizi. Una situazione insostenibile che ha spinto i preti a scendere in campo accanto a chi sente in modo costante la “solitudine istituzionale“, alla quale si aggiungono rassegnazione e paura. Quest’ultima, si legge nella lettera, è quel “sentimento che paralizza, che non rende possibile alcuna reazione per uscire dall’oppressione o dalla condizione di malessere“. “Dobbiamo uscire dalla solitudine imparando a fare rete – continuano i sacerdoti – a partecipare alle iniziative promosse sul territorio, per denunciare il degrado e la violenza, appoggiandoci gli uni agli altri. Insieme, come comunità cristiane, sentiamo di doverci dare coraggio, di doverci stringere reciprocamente per andare avanti, di dare buona testimonianza“.

L’impegno dei preti, e l’appello rivolto alle istituzioni, nasce dal desiderio di dare ai giovani quartieri migliori, meno pericolosi: “Oggi vorremmo promettere ai nostri ragazzi che ci impegneremo per garantire loro di poter scendere in strada senza il pericolo di essere feriti o uccisi da un proiettile vagante, ai nostri giovani che ci impegniamo affinché possano liberamente frequentare i luoghi di incontro, senza temere di essere vittime di qualche prepotente“.

Però, viene ribadito in conclusione, c’è bisogno “dello Stato e delle sue istituzioni“, perchè “vi siano finalmente politiche serie, programmate, concertate, impegno per il bene comune e vero coinvolgimento sociale. noi ci impegniamo come pastori a non lasciarvi soli, cari fedeli, abbiamo però bisogno che voi vi impegnate a credere nel bene che ancora si può fare nei nostri quartieri, per scrivere insieme una pagina nuova della storia della nostra gente che può cambiare, se ognuno di noi ci mette anzitutto la faccia“.

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