Torquato Tasso, tormento e grandezza del genio della “Gerusalemme Liberata”


Torquato Tasso nacque il giorno 11 marzo 1544, a Sorrento, dove il padre di origini bergamasche si era trasferito per mettersi al servizio del principe di Salerno. Nonostante abbia abbandonato la terra natìa quando era ancora molto piccolo, all’età di sei anni, in seguito a vicende politiche che comportarono l’allontanamento del principe di Salerno dal Regno di Napoli, egli restò per tutta la vita fortemente legato al golfo dove ha visto per la prima volta la luce, tanto che i soggiorni a Napoli erano gli unici in grado di dare serenità allo scrittore, fortemente inquieto e tormentato, circostanza che darà modo al suo protettore Alfonso II d’Este di accusarlo di pazzia e farlo rinchiudere in un ospedale psichiatrico.

L’opera maggiore del Tasso è la Gerusalemme Liberata, cominciata quando aveva appena 15 anni e proseguita lungo parecchi anni, opera dalla storia travagliatissima proprio come la vita del suo autore. La Gerusalemme Liberata è un poema epico che prende le mosse da un accadimento reale, ossia la prima crociata, ed ha come protagonista Goffredo di Buglione, l’eroe che guida i crociati nella lotta contro i musulmani e alla presa della Città Santa e liberazione del Santo Sepolcro, il luogo dove secondo la tradizione fu sepolto il Cristo. Il Tasso, uomo dalla salda fede cattolica e molto scrupoloso riguardo alla forma e ai contenuti delle sue opere, deve alla Gerusalemme Liberata oltre alla fama anche l’aggravarsi dei sui turbamenti, che comprendiamo meglio pure alla luce del fatto che è in quegli anni di Controriforma, appena terminato il Concilio di Trento, che l’Inquisizione ha avuto più potere e disseminato il terrore nell’Europa cattolica. Letta una prima stesura con il titolo di Gotifredo al duca d’Este nel 1575, apprezzata da questi e generalmente da tutto l’ambiente di corte, provocò all’autore il sorgere di forti dubbi circa l’integrità morale dell’opera, al punto che Torquato Tasso si autodenunciò due volte all’Inquisizione di Ferrara, nel 1575 e 1577, entrambi procedimenti che si conclusero con l’assoluzione. Le turbe tuttavia non cessarono, dunque manifestò manie di persecuzione che sfociarono in atti talvolta violenti, e l’intenzione di denunciare sé stesso all’Inquisizione romana, la più rigida, terribile e implacabile, fatto che però poteva compromettere i rapporti tra la corte Estense e lo Stato Pontificio, dunque vedendo falliti i tentativi di farlo desistere da una simile azione Alfonso II lo fece prima incarcerare e poi rinchiudere nell’ospedale psichiatrico di Sant’Anna, nel quale rimase circa otto anni, e dove continuò a scrivere e rivedere il proprio capolavoro.

Dai testi scritti dal tasso in quel periodo, e dalle lettere di chi lo conosceva e lo andava a trovare, si evince chiaramente che il Tasso era fortemente turbato e inquieto, ma non pazzo, al contrario lucido. Durante l’internamento, nel 1780, fu data alle stampe a Venezia senza il consenso dell’autore la Gerusalemme Liberata (titolo non dato da Tasso, ma da Celio Malespini, l’uomo responsabile dell’edizione pirata), che però conteneva varie imperfezioni così come le edizioni di riparazione dell’anno seguente, uscite a Parma e Casalmaggiore. Il successo fu enorme e repentino, allora nacque la necessità di stampare un’edizione senza difetti, per la quale vi era bisogno del supporto del poeta, che non di buon grado accettò e fece in modo che il poema vedesse la luce a Ferrara sempre nel 1781. Nel frattempo, uscito dall’ospedale, con scarsi mezzi economici come sempre, seppur ora fosse un poeta affermato e tra i maggiori dell’epoca, se non il maggiore, errabondo tra le varie corti e vari monasteri della penisola, continuava a scrivere e rivedere il capolavoro, cui alla fine diede il titolo di Gerusalemme Conquistata, nel 1593, due anni prima di morire a Roma (il 25 Aprile) dove era giunto ancora da Napoli: “gli amici mi nutrono di molte speranze; ma niuna di tante parole tanto mi piace, quanto la vista di questa bellissima Città la quale è quasi una medicina del mio dolore“.

Sempre negli ultimi anni di vita, aveva circa 50 anni, seppe che sarebbe stato presto un Poeta Laureato, ossia avrebbe ottenuto quella corona di alloro – il lauro, in latino laurus – che è il massimo onore conseguibile in ambito letterato, una corona che in precedenza era stata conferita anche a Francesco Petrarca e Dante Alighieri. Torquato Tasso non ebbe tale soddisfazione, poiché morì in pace con la propria esistenza e ricevuto ogni sacramento nel monastero di Sant’Onofrio, al Gianicolo, luogo dove tuttora riposano le sue spoglie.

Questo articolo fa parte della rubrica I Figli illustri di Napoli“.


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