Quattro Altari 2026, Mennella: “Una festa per tutti i gusti, chi è torrese la sente dentro”


Con la presentazione a Palazzo Baronale si apre ufficialmente la Festa dei Quattro Altari 2026 a Torre del Greco: entusiasmo e senso di identità nelle parole di tutti i protagonisti istituzionali.

Ritorna la Festa dei Quattro Altari

La Festa dei Quattro Altari 2026 torna a presentarsi come molto più di un evento culturale: una dichiarazione d’identità collettiva, un racconto condiviso che attraversa generazioni e che punta sempre più a consolidare il ruolo di Torre del Greco nel panorama turistico nazionale.

A sottolinearlo con forza è il sindaco Luigi Mennella, che nel giorno della presentazione ha restituito tutta la carica emotiva e simbolica della manifestazione.

“La Festa dei Quattro Altari appartiene a Torre del Greco. Chi nasce a Torre del Greco non può non avere dentro la Festa dei Quattro Altari”.

Parole che vanno oltre la semplice celebrazione istituzionale e che diventano manifesto di appartenenza. La festa, infatti, non è solo un appuntamento nel calendario estivo, ma un contenitore di storia, mestieri e tradizioni che definiscono l’anima della città.

“I Quattro Altari racchiudono in essi tutta Torre del Greco”

“La Festa dei Quattro Altari è identità, tradizione, racchiude in sé tutta la storia, i marittimi, i coralli, i cammei, gli artigiani. Racchiude tutto in sé e quindi racchiude Torre del Greco”, ha ribadito il primo cittadino, legando in un unico filo narrativo il passato produttivo e culturale della città.

Il valore dell’evento, però, non si ferma alla memoria o all’orgoglio torrese. L’obiettivo è chiaro: trasformare la festa in un motore di attrattività turistica.

“Attraverso la Festa dei Quattro Altari ancora una volta rilanciamo il nome della nostra città”, ha aggiunto Mennella, sottolineando ancora come l’afflusso atteso di visitatori rappresenti un passaggio decisivo nel percorso di crescita del territorio.

La Festa dei Quattro Altari diventa così anche immagine pubblica della città: un biglietto da visita capace di superare i confini locali.

“So che verranno tantissime persone, verranno a vedere questa bellissima festa che è volano di quello che sarà ed è la città turistica di Torre del Greco”.

Storia personale e storia collettiva: “La festa più bella”

Accanto alla dimensione istituzionale e strategica, emerge anche quella più personale e affettiva. Il sindaco richiama i ricordi d’infanzia, restituendo un’immagine autentica della festa vissuta prima da cittadino che da amministratore.

“Quando ero piccolo e mi portavano per mano i miei genitori a guardare la festa, io ero orgoglioso e dicevo: venite a vederla, è la festa più bella del mondo. Ecco, così la racconterei anche oggi a chi non è torrese”.

Una memoria che si intreccia con la visione attuale, fatta di programmazione, eventi e un’offerta culturale sempre più ampia.

Tantissimi eventi in 3 giorni: “La scelta è positiva, ma studiamo anche di ‘allungare’ la festa”

Il cartellone, infatti, si conferma ricco e pensato per pubblici differenti, tra musica, arte e spettacolo. Una varietà che lo stesso sindaco sintetizza con una riflessione ironica ma significativa: “La varietà di scelta è un valore, se non piace uno spettacolo se ne va a guardare un altro. Però stiamo valutando anche, per il futuro, di ‘allungare’ in qualche modo la festa per dare giusto spazio a tutti gli spettacoli. È un’idea allo studio”.

Ed una battuta che racconta bene la natura “totale” della festa: “Io consiglierei di sdoppiarsi, di avere il dono dell’ubiquità e di essere dappertutto contemporaneamente”.

Il tutto culmina nel momento simbolico per eccellenza, atteso dalla comunità e dai visitatori: “Tutti uniti a guardarci il famoso “fuoco a mare”, lo spettacolo pirotecnico che era la cosa più bella, che tutti ricordiamo con grande affetto”.

All’Ufficio Cultura le redini della direzione artistica: “Non è stato difficile”

Se il sindaco ha restituito la dimensione identitaria e strategica della Festa dei Quattro Altari, dall’Ufficio Cultura arriva invece il lavoro di costruzione concreta del programma.

La scelta di non affidarsi, quest’anno, ad un direttore artistico esterno è stata spiegata dal primo cittadino in conferenza stampa: “Dopo le esperienze dello scorso Natale ho avuto modo di confermare la professionalità e la dedizione con cui l’ufficio diretto dal dott. Camarda ha lavorato. Sono stati loro, in effetti, a proporsi per l’organizzazione ed ho accettato. Sapevano che si trattava di un lavoro delicato, ma sono molto contento del risultato”.

La dottoressa Valentina Sabarese, tra le figure chiave del progetto, racconta un percorso intenso ma guidato dalla passione e dalla visione condivisa.

“Difficile? No, non è stato difficile. Naturalmente il lavoro è tanto ma anche la passione è tanta, per cui con la passione siamo riusciti a fare un programma che contemplasse un po’ tutte le cose che erano nell’indirizzo dell’amministrazione”.

Nomi nazionali e talenti locali, l’equilibrio perfetto

Un lavoro di equilibrio tra grandi nomi e valorizzazione del territorio, con un’attenzione precisa anche alla dimensione turistica.

“Abbiamo pensato sicuramente all’indotto turistico, quindi a trovare dei nomi di artisti di risonanza nazionale in modo tale che Torre del Greco anche attraverso di loro potesse essere conosciuta e riconosciuta”.

Accanto ai grandi eventi, spazio anche alle realtà locali e ai giovani, considerati parte integrante della crescita culturale della festa.

“La festa sia innanzitutto del territorio, dei nostri artisti”, sottolinea Sabarese, evidenziando anche il ruolo del Forum dei giovani come ponte tra tradizione e nuovi linguaggi.

Non manca infine l’invito rivolto ai visitatori: “La città parla da sola, la festa è un veicolo per invitare a scoprirla, è bello visitarla tutta”.

L’invito alle famiglie: “Tanti spazi dedicati”

Un programma pensato anche per le famiglie, con spazi diffusi e soluzioni inclusive come il Villaggio dei Sapori, che permette di vivere musica ed eventi anche a distanza dai palchi principali.

Una festa che, tra visione istituzionale e lavoro organizzativo, si conferma sempre più come esperienza diffusa di città, cultura e identità.

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