Autista caccia dal bus un bambino lasciandolo sotto la neve: non aveva il biglietto olimpico

Strada innevata


Le Olimpiadi di Milano-Cortina non sono ancora iniziate ma già si cominciano a toccare i record di immoralità. Un bambino di 11 anni è stato infatti costretto a scendere da un autobus di linea perché in possesso di un titolo di viaggio ritenuto non valido. Da lì è iniziata un’odissea di sei chilometri a piedi, al freddo e sotto la neve, lungo le strade del Cadore, fino a raggiungere casa. Pur di piegarsi alle politiche e alle logiche delle Olimpiadi – già sotto attacco per lo sperpero di denaro pubblico e lo scempio ambientale – si è messo da parte il senso di umanità, pur di fronte ad un bambino.

La vicenda, avvenuta nei giorni scorsi lungo la tratta tra Vodo di Cadore e San Vito, ha rapidamente superato i confini della cronaca locale. L’autista coinvolto è stato sospeso in via cautelare e denunciato, mentre la famiglia del minore ha deciso di rivolgersi alla magistratura.

Il caso e la denuncia della famiglia

I genitori del bambino hanno presentato querela per abbandono di minore nei confronti della società di trasporto e del conducente del mezzo. Secondo quanto ricostruito, il ragazzino viaggiava con un carnet di biglietti ordinari, ma non era in possesso del cosiddetto “biglietto olimpico”, introdotto in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e dal costo nettamente superiore: 10 euro a fronte dei 2,5 euro.

Proprio per questa ragione sarebbe stato invitato a scendere dal bus. Una decisione che, secondo la famiglia, non ha tenuto conto dell’età del minore, delle condizioni meteo proibitive e del fatto che il bambino fosse privo di cellulare per contattare qualcuno.

Regole rigide e margini di discrezionalità

Il regolamento interno dell’azienda di trasporto vieta agli autisti di accettare pagamenti in contanti e impone l’uso esclusivo dei titoli di viaggio previsti per determinate tratte. Una norma pensata per uniformare il servizio in vista dei grandi eventi internazionali.

I parenti del bambino contestano però l’assenza di buon senso nell’applicazione delle regole: con il carnet a disposizione, sarebbe stato possibile obliterare più biglietti per coprire la tratta, evitando di lasciare solo un minore in un contesto potenzialmente pericoloso.

Il racconto della madre: “È arrivato a casa in ipotermia”

A raccontare le conseguenze dell’accaduto è stata la madre del bambino, che ha parlato di uno stato di forte shock fisico ed emotivo. Il piccolo è rientrato a casa dopo oltre un’ora e mezza di cammino, con una temperatura corporea scesa a 35 gradi e in lacrime.

Il giorno successivo non è andato a scuola, ancora scosso per quanto vissuto. La strada percorsa è una ciclopedonale che collega i due centri, ma le condizioni climatiche hanno reso il tragitto particolarmente duro per un undicenne solo, al crepuscolo e con la neve.

Le scuse dell’azienda e l’inchiesta interna

Dopo le prime segnalazioni, la società che gestisce il servizio ha avviato un’indagine interna e ha disposto la sospensione precauzionale del conducente. L’autista, inoltre, non risulta dipendente diretto dell’azienda locale, ma opera per una ditta esterna che svolge il servizio in subaffidamento.

Un ruolo centrale nell’accertamento dei fatti sarà giocato dalle immagini di videosorveglianza installate a bordo dei mezzi, che potrebbero chiarire nel dettaglio quanto avvenuto durante la corsa.


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