Trapianto fallito al Monaldi, cuore danneggiato prima dell’intervento ad un bambino di 2 anni
Feb 10, 2026 - Redazione
L'ospedale Monaldi
Sono tre le inchieste aperte e un nuovo filone investigativo in fase di sviluppo per fare piena luce su quanto accaduto durante il tentativo di trapianto di cuore su un bambino napoletano di 2 anni e 3 mesi, ricoverato all’ospedale Monaldi. L’intervento non è andato a buon fine perché l’organo, arrivato nella struttura partenopea, era già gravemente compromesso.
La Procura di Napoli sta cercando di ricostruire non solo cosa sia accaduto prima dell’arrivo del cuore, ma anche quanto successo in sala operatoria, inclusa una questione particolarmente delicata: se ai genitori del piccolo sia stato comunicato che il trapianto fosse stato comunque eseguito.
Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ai genitori sarebbe stato detto che il nuovo cuore era stato impiantato. Un dettaglio che, alla luce delle condizioni dell’organo, rappresenta uno dei nodi centrali dell’indagine. Il bambino è attualmente collegato a un macchinario di assistenza vitale ed è in attesa di un nuovo cuore compatibile. Ricoverato da circa 50 giorni, il protrarsi dell’attesa rischia di compromettere anche la funzionalità di altri organi.
Le indagini aperte
Sul piano giudiziario, sono tre i filoni investigativi in corso:
– quello della Procura di Napoli;
– quello della Procura di Bolzano, dove è stato eseguito l’espianto dell’organo;
– l’indagine amministrativa interna avviata dall’ospedale Monaldi, che nel frattempo ha deciso di sospendere i trapianti di cuore pediatrici.
Il cuore deteriorato prima dell’intervento
La ricostruzione emersa finora indica che il cuore, donato da un bambino di 4 anni deceduto in Val Venosta, sarebbe stato conservato e trasportato in modo non corretto. Al posto del ghiaccio comunemente utilizzato per mantenere l’organo alla giusta temperatura, sarebbe stato impiegato ghiaccio secco. Il contatto diretto con l’anidride carbonica allo stato solido avrebbe causato un danneggiamento irreversibile del tessuto cardiaco, rendendo impossibile il trapianto nonostante i tentativi dell’équipe medica del Monaldi.
L’azienda sanitaria dell’Alto Adige ha precisato che le procedure di donazione e trapianto seguono protocolli rigorosi e che, in linea generale, la responsabilità del prelievo, della conservazione e del trasporto dell’organo spetta all’équipe del centro trapianti ricevente, mentre la struttura in cui si trova il donatore fornisce sale operatorie e supporto logistico. Anche su questo aspetto saranno gli accertamenti tecnici e giudiziari a stabilire eventuali responsabilità.
Il contesto del Monaldi
La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il Monaldi, che negli ultimi anni aveva registrato risultati di eccellenza nei trapianti cardiaci pediatrici. Nel 2025 il numero degli interventi era cresciuto del 43%, passando da 15 a 23 in tre anni. Nello stesso periodo, la mortalità entro 365 giorni dall’intervento era scesa al 9%, con una sopravvivenza a un anno intorno al 90%, a fronte di una media nazionale del 75%.
Dal 2022 il centro aveva rilanciato l’attività trapiantologica puntando su un modello multidisciplinare, integrando cardiochirurgia, cardiologia, anestesia, immunoematologia, infettivologia e follow-up specialistico, con l’obiettivo di aumentare il numero di interventi e migliorare gli esiti clinici.
Il caso ora al vaglio della magistratura ha però fermato le procedure. Nel frattempo, la priorità assoluta resta salvare la vita del bambino, per il quale si continua a cercare con urgenza un nuovo cuore compatibile.
