“L’abbiamo saputo dalla tv”: trapianto di cuore ‘bruciato’ a bimbo, la denuncia shock della madre
Feb 11, 2026 - Redazione Vesuviolive
L'ospedale Monaldi
Quella che doveva essere la vigilia di una nuova vita si è trasformata in un incubo per una famiglia napoletana. Francesco (nome di fantasia), un bambino di soli due anni e tre mesi nato con una grave malformazione cardiaca, è ora sospeso tra la vita e la morte all’ospedale Monaldi di Napoli.
Il piccolo è da 50 giorni in coma farmacologico, le funzioni vitali sono supportate dalle macchine.
Il tragico errore: un organo compromesso dal ghiaccio
Il cuore destinato a Francesco era arrivato da Bolzano il 23 dicembre scorso. Tuttavia, secondo quanto emerso, l’organo sarebbe giunto a Napoli già irrimediabilmente lesionato.
La causa? Un errore fatale nel trasporto: l’utilizzo di ghiaccio secco avrebbe letteralmente “bruciato” il tessuto cardiaco, rendendolo inutilizzabile. Nonostante ciò, l’intervento è stato eseguito, portando a un rapido e drammatico declino delle condizioni del piccolo.
“In ospedale ci avevano detto solo che il trapianto non era riuscito. Abbiamo scoperto dai media che a mio figlio hanno trapiantato un cuore che non funzionava”, denuncia la madre come riportato da Il Mattino.
Le indagini e i provvedimenti
Il caso ha fatto scattare una doppia inchiesta delle Procure di Napoli e Bolzano. Al centro del mirino degli inquirenti ci sono due fasi critiche:
Le responsabilità sul confezionamento e il trasporto dell’organo dal Trentino alla Campania.
Perché l’équipe chirurgica del Monaldi ha proceduto al trapianto se l’organo presentava lesioni visibili?
L’azienda ospedaliera ha già preso i primi provvedimenti cautelativi: sospensione dall’attività di trapianto per i due chirurghi dell’équipe (che restano comunque in servizio per altre mansioni), stop temporaneo alle nuove candidature per i trapianti pediatrici presso la struttura, in attesa di chiarire se i protocolli di sicurezza siano stati violati.
Prima dell’intervento, Francesco aveva una probabilità di sopravvivenza del 90%. Oggi, dopo un’emorragia interna e la compromissione di altri organi vitali come il fegato, la situazione è disperata.
Il bambino è nuovamente inserito nella lista d’attesa europea, ma le sue condizioni attuali rendono incerta la possibilità di affrontare un terzo, eventuale, intervento.
Mentre i Carabinieri acquisiscono cartelle cliniche e documenti, resta il dolore di una famiglia che chiede giustizia per quello che appare come un incredibile errore di gestione in una delle eccellenze della sanità meridionale.
