Morì a 13 anni per la caduta di calcinacci nella Galleria Umberto: “Lo Stato non ha mai chiesto scusa”
Feb 19, 2026 - Giuseppe Mennella
Salvatore Giordano morì colpito da calcinacci caduti dall’alto nella Galleria Umberto: la famiglia chiede le scuse delle istituzioni da 13 anni senza successo.
Colpito da calcinacci nella Galleria Umberto, la famiglia di Salvatore scrive alla Meloni
Una ferita che non si rimargina, un dolore che attraversa gli anni e diventa richiesta di verità, ma anche di rispetto istituzionale.
Da Napoli parte una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: è la voce della famiglia dello studente morto dopo la caduta di calcinacci nella centralissima Galleria Umberto in via Toledo: una tragedia che continua a interrogare coscienze e responsabilità.
Nel documento, i familiari denunciano l’assenza di un gesto che per loro avrebbe avuto un valore enorme: delle scuse ufficiali da parte dello Stato. Non un risarcimento, non una formula burocratica, ma un riconoscimento umano e politico di quanto accaduto. Una richiesta che va oltre il caso giudiziario e che chiama in causa il rapporto tra cittadini e istituzioni, soprattutto quando a pagare è un giovane.
La tragedia nel 2015: aveva solo 13 anni
La vicenda, che negli anni ha già attraversato aule di tribunale e pagine di cronaca, torna così al centro del dibattito pubblico. Non solo per il dolore di una famiglia che continua a chiedere giustizia, ma per il significato simbolico che assume in una città come Napoli, dove troppe volte la distanza tra Stato e territorio viene percepita come un vuoto difficile da colmare.
Nelle parole dei genitori c’è il peso di un’assenza: quella di una risposta politica capace di andare oltre le sentenze e di farsi carico di una memoria collettiva. Perché quando muore un figlio, spiegano, non esistono bandiere né schieramenti, ma solo il bisogno di essere riconosciuti come cittadini.
Sono passati sindaci, governi e governatori ma la famiglia di Salvatore chiede una risposta morale oltre che giudiziaria e dimostra che il tempo non affievolirà questo desiderio.
È una storia che riapre una domanda più ampia: cosa significa davvero giustizia per chi resta? E quanto vale, per le istituzioni, il gesto semplice ma potentissimo di chiedere scusa.
