Comandante dei Carabinieri: “Mancano 10.200 unità, grave carenza: condizionata l’operatività”
Feb 19, 2026 - Giuseppe Mennella
Allievi Carabinieri
Lancia l’allarme il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo in merito alla grave mancanza di militari nel corpo: le unità sono l’8,5% in meno di quelle previste dalla legge.
Carabinieri, mancano oltre 10.000 unità
Un’Arma dei Carabinieri sempre più chiamata a presidiare il territorio, a rispondere alle emergenze sociali e a garantire sicurezza nelle città e nelle aree interne, ma con un organico che continua a restare sotto la soglia necessaria. Mancano all’appello circa 10.200 militari: un vuoto che pesa sulla capacità operativa e sulla presenza quotidiana nelle comunità.
“L’Arma attualmente registra una carenza di quasi 10.200 unità, corrispondente a circa l’8,5% della forza prevista dalla legge. Questo deficit condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali, chiamate oggi a sostenere un carico di lavoro che, come abbiamo visto, è già molto rilevante e in tendenziale crescita”.
È questo il quadro tracciato dal comandante generale Salvatore Luongo nel corso di un’audizione, dove è stato evidenziato come la carenza di personale condizioni in maniera concreta l’attività dell’Arma, costretta sempre più spesso a fare i conti con turni gravosi e con una distribuzione delle risorse che non riesce a coprire in modo uniforme tutte le esigenze del Paese.
Tanto da far ipotizzare l’istituzione della figura del “carabiniere ausiliario della riserva volontaria”, così da disporre di personale aggiuntivo, con costi più contenuti.
Difficile coprire piccoli centri e periferie
Il dato non è solo numerico, ma ha una ricaduta diretta sulla sicurezza percepita dai cittadini. Meno pattuglie, tempi di risposta più lunghi e una maggiore difficoltà nel garantire quella capillarità che storicamente rappresenta il punto di forza dei Carabinieri, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie: numerose le caserme che negli ultimi anni sono state ridimensionate, accorpate o addirittura chiuse.
Una situazione che si inserisce in un contesto già complesso, segnato dall’aumento delle competenze richieste all’Arma: dal contrasto alla criminalità organizzata alla gestione dell’ordine pubblico, passando per i reati ambientali, la violenza di genere e la sicurezza urbana. Funzioni che negli anni si sono ampliate senza che a questo corrispondesse un adeguato incremento degli organici.
Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di dover scegliere le priorità, rinunciando di fatto a una parte di quella presenza quotidiana che rappresenta il primo presidio di legalità per tanti territori, in particolare nel Mezzogiorno.
E in una fase storica in cui la domanda di sicurezza cresce, l’allarme lanciato dai vertici dei Carabinieri suona come un monito preciso alle istituzioni: senza uomini e senza investimenti adeguati, anche il modello di prossimità che ha reso l’Arma un punto di riferimento per i cittadini rischia di essere messo in discussione.
