Chi è Ridha Rahmouni, il killer di Luca Esposito: da Lampedusa a Eboli, nome falso e decreto di espulsione
Lug 27, 2026 - Redazione Vesuviolive
Il giornalista Luca Esposito
Comparirà questa mattina, 27 luglio, davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico D’Agostino, Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino accusato dell’omicidio del giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito. Secondo quanto trapelato dagli atti dell’inchiesta, l’uomo avrebbe spiegato agli inquirenti di aver colpito e dato alle fiamme la vittima perché le sue presunte continue richieste di rapporti sessuali a pagamento mettevano a disagio lui e altri giovani nordafricani in stato di necessità, arrivando a dichiarare di aver voluto fermare quella che definiva prostituzione perché li distoglieva dalla preghiera.
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico, ha portato a un decreto di fermo che accusa Rahmouni di omicidio aggravato e distruzione di cadavere. A confermare la relazione tra i due sarebbero stati i contatti telefonici tra le rispettive utenze, mentre le celle agganciate dai due cellulari collocherebbero entrambi, nelle ore dell’omicidio, nello stesso quadrante territoriale in cui sono poi stati ritrovati l’auto della vittima e il corpo semi-carbonizzato. Una guardia giurata e le immagini di alcune telecamere avrebbero inoltre documentato la presenza della Lancia Y di Esposito e di un uomo in bicicletta nella zona.
Le prove raccolte dagli inquirenti
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano anche le impronte lasciate da Rahmouni sul portabagagli dell’auto della vittima, a conferma dell’avvenuto incontro tra i due, oltre alla cessazione improvvisa dei contatti telefonici subito dopo la morte di Esposito. Nell’alloggio di fortuna occupato dal tunisino sono stati inoltre trovati oggetti personali della vittima, in particolare il suo telefono cellulare e la carta di credito, che risulta non essere mai stata utilizzata dopo il delitto. Sulla scena del delitto, inoltre, sarebbero stati rinvenuti numerosi preservativi e oli da massaggio, sia dentro sia fuori dall’automobile della vittima.
Questi elementi hanno portato gli inquirenti a inquadrare il viaggio di Esposito verso Eboli come diretto a un appuntamento di natura sessuale, tenuto rigorosamente nascosto sia alla cerchia familiare sia a quella professionale del giornalista. Uno sfondo importantissimo ai fini della ricostruzione dei fatti e del movente del delitto.
Gli inquirenti stanno ora cercando di identificare gli altri giovani con cui, secondo il racconto di Rahmouni, Esposito avrebbe avuto analoghi rapporti a pagamento. Il verbale del primo interrogatorio reso dal fermato è stato per il momento secretato dagli inquirenti.
Il profilo di Rahmouni: dall’arrivo a Lampedusa al decreto di espulsione
Al momento del fermo, Rahmouni viveva in modo abusivo in un casolare insieme ad altre persone prive di permesso di soggiorno; prima di arrendersi ai carabinieri si era barricato all’interno dell’edificio. Nel corso dell’interrogatorio ha dichiarato di essere musulmano praticante. Nato il 9 maggio 2000, è sbarcato a Lampedusa circa tre anni fa: la sua prima fotosegnalazione risale al 13 agosto 2023, seguita da un secondo rilevamento il 16 ottobre a Savona.
A Salerno l’uomo aveva presentato una richiesta di visto, respinta dalla Questura il 13 dicembre 2024. Sul 26enne pendeva già un decreto di espulsione, a cui si era sottratto rendendosi irreperibile per evitare il rimpatrio. Per sfuggire ai controlli aveva anche adottato un’identità falsa, presentandosi con il nome di Amed Jamal, e aveva occupato abusivamente un immobile nel territorio di Altavilla Silentina, a una ventina di chilometri da Eboli.
