Targhe estere, obbligo di RCA italiana: ennesimo regalo alle compagnie, resiste il razzismo assicurativo
Ago 20, 2026 - Francesco Pipitone
Targhe estere e questione RCA
Anche le automobili con targa estera che circolano stabilmente in Italia dovranno essere assicurate con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel Paese, e saranno quindi soggette alle tariffe e alle imposte italiane. È questa la novità anti-elusione contenuta nel testo-base del nuovo Codice della strada, sul quale le associazioni di settore potranno presentare proposte entro il 13 settembre.
L’obiettivo dichiarato dai ministeri dell’Interno e dei Trasporti è porre fine al fenomeno della cosiddetta esterovestizione: veicoli di fatto italiani, immatricolati all’estero – le note “targhe polacche”, ma in passato erano bulgare e prima ancora tedesche – per eludere costi, imposte e tasse, oltre che approfittare della difficoltà di molte polizie locali nel notificare multe oltreconfine.
Un problema reale, una risposta rapidissima
Che il fenomeno abbia assunto dimensioni rilevanti è fuori discussione: secondo alcune stime riguarderebbe decine di migliaia di veicoli che circolano stabilmente in Italia, con una concentrazione particolare nella provincia di Napoli, dove il costo delle polizze RCA è tra i più alti d’Italia e dove, non a caso, la promessa di risparmiare “oltre il 70% dei costi” pubblicizzata da alcuni siti specializzati trova terreno fertile.
Colpisce, però, la velocità con cui l’esecutivo è passato dall’individuazione del problema alla soluzione operativa: prima l’obbligo di pagamento dell’IPT al momento dell’iscrizione al REVE, scattato lo scorso 25 maggio, poi – a distanza di pochi mesi – l’estensione dell’obbligo anche alla copertura assicurativa.
Una rapidità che stona con i tempi ben più dilatati riservati, negli anni, ad altri interventi sul mercato assicurativo. Perché se il problema dell’elusione fiscale legata alle targhe estere è certamente reale, la soluzione individuata finisce per scaricare l’intero peso della questione sugli automobilisti, senza toccare minimamente le cause che hanno reso quella fuga verso l’estero economicamente conveniente: le tariffe RCA praticate in alcune aree del Paese, Napoli e il Sud in testa.
Il nodo mai sciolto delle tariffe territoriali
È qui che la norma rivela il suo limite più evidente. Da anni le compagnie assicurative applicano in alcune province – Napoli su tutte – premi RCA sensibilmente più alti rispetto al resto d’Italia, sulla base di presunte statistiche di sinistrosità che penalizzano intere comunità a prescindere dallo storico di guida del singolo automobilista. Una logica che associazioni di consumatori e osservatori critici definiscono da tempo una forma di discriminazione territoriale, vero e proprio razzismo assicurativo: non si paga in base al proprio comportamento alla guida, ma in base al codice di avviamento postale in cui si risiede.
In questo contesto, imporre per decreto il rientro sotto le tariffe italiane di chi aveva trovato nella targa estera una via di fuga da premi ritenuti insostenibili significa, di fatto, restituire alle compagnie assicurative una platea di clienti che negli anni avevano scelto altrove condizioni più vantaggiose. Il governo interviene sul sintomo – l’elusione – senza affrontare la causa che l’ha generata: un mercato assicurativo che, in alcune aree del Paese, continua a presentare tariffe percepite come punitive.
I nuovi strumenti di controllo
Sul piano operativo, la stretta si sta già traducendo in strumenti concreti. Il 13 agosto il ministero dell’Interno ha inviato una circolare a ministeri dei Trasporti e della Giustizia, prefetture, questure, Carabinieri e Guardia di Finanza, comunicando che la Direzione centrale per la polizia criminale ha condiviso i collegamenti telematici ai portali governativi polacchi. Da qualche giorno, dunque, le forze dell’ordine italiane possono verificare in tempo reale se un veicolo con targa polacca risulti assicurato, immatricolato e conforme ai dati della motorizzazione polacca.
Si tratta di un passo tecnico importante, ma la svolta più rilevante arriverà tra qualche mese, quando anche i veicoli con targa estera iscritti al REVE dovranno obbligatoriamente stipulare una polizza RCA in Italia. A quel punto, chi aveva cercato una via d’uscita da un mercato assicurativo squilibrato si troverà a dover scegliere tra pagare tariffe che in alcune zone del Paese restano tra le più alte d’Europa, oppure abbandonare del tutto l’auto o lo scooter. Oppure, ancora, scegliere di non assicurarsi a causa dell’impossibilità di assicurare il mezzo che, spesso, è di vitale importanza poiché usato per andare a lavoro.
