Ironia, canzoni e storie, il viaggio musicale di Antonio Colantuono: “Ho iniziato a 14 anni e non ho mai smesso”
Ott 29, 2026 - Giuseppe Mennella
Per Antonio Colantuono la musica è prima sogno e poi lavoro che diventa “missione”, attraverso cui raccontare esperienze, emozioni e contraddizioni della vita.
I racconti e i progetti del cantautore e musicista di Torre del Greco che da oltre trent’anni porta avanti un percorso fatto di canzoni, spettacolo e ironia, con la voglia di intrattenere il pubblico senza rinunciare a far riflettere.
Dagli esordi alle collaborazioni: la musica come passione e mestiere
Una carriera iniziata da giovanissimo, quando salire su un palco significava anche vincere la propria timidezza, e proseguita attraverso progetti discografici, collaborazioni artistiche e incursioni nel mondo audiovisivo. Fino al suo ultimo lavoro, Spero, Desidero e Canto, che racchiude una nuova stagione della sua scrittura.
Antonio Colantuono comincia a suonare in pubblico a soli 14-15 anni. Da allora la musica diventa una presenza costante nella sua vita, accompagnandolo in un percorso professionale che non si limita all’interpretazione, ma comprende la scrittura dei brani e la produzione dei propri progetti.
“Ho iniziato a suonare in pubblico che ero un adolescente timidissimo, e adesso ne ho 49 e continuo a suonare”, racconta, restituendo in poche parole la misura di un legame che il tempo non ha scalfito.

Il suo è un cammino costruito con passione e una determinazione “tutta torrese” ma anche con la consapevolezza delle difficoltà che comporta trasformare un talento in un’attività professionale.
Tra i momenti che ricorda con maggiore piacere c’è la collaborazione con Eddy Napoli per la rivisitazione di Lacreme napulitane, brano legato alla tradizione della canzone classica napoletana e al nome di Libero Bovio. In quella versione, Colantuono scrive una nuova strofa, lasciando a Eddy Napoli il ritornello della versione originale: un incontro tra la propria sensibilità autoriale e un patrimonio musicale che continua a parlare a generazioni diverse.
Il Malacarne, quando la canzone diventa racconto
Tra i progetti più significativi della sua carriera c’è Il Malacarne, un lavoro che prende ispirazione dal film Il camorrista e utilizza il linguaggio della canzone per raccontare, con una vena dissacrante, un mondo controverso.
Il brano diventa il punto di partenza per esperienze che vanno oltre la musica. Da una parte, un mediometraggio realizzato a Boston, The Joe Baccalà Story, che accoglie il pezzo nella propria colonna sonora: “Non ho nemmeno idea di come il mio pezzo sia arrivato fino in America!”, spiega l’artista;
Dall’altra, un cortometraggio ideato dallo stesso Colantuono, con la partecipazione di Francesco Paolantoni, Patrizio Rispo, Lino D’Angiò e Luca Sepe.
In quest’ultimo progetto, il gioco ironico ruota attorno allo scambio tra un cantante e un pentito, dando vita a una storia che scherza sui cliché e sulle apparenze. Una dimensione nella quale la musica incontra la recitazione e la comicità, confermando la versatilità dell’artista torrese.
“La mia missione non è soltanto fare musica, ma fare musica e far sorridere al contempo”, spiega Colantuono. “E magari provo anche a far riflettere, anche se in modo abbastanza leggero, senza entrare troppo in atmosfere impegnative”.
Dietro la leggerezza, tuttavia, c’è anche uno sguardo critico. Il Malacarne nasceva infatti con l’intenzione di mettere in evidenza, attraverso l’ironia, alcuni retroscena del mercato musicale e i personaggi che popolavano quell’ambiente. Una satira che non rinuncia a intrattenere, ma che lascia intravedere anche il desiderio di raccontare ciò che si nasconde dietro la facciata dello spettacolo.
Il ritorno alla scrittura e la nascita di Spero, Desidero e Canto
Dopo una fase in cui preferisce lasciare spazio alle esperienze personali e alla maturazione artistica, Colantuono torna a scrivere seguendo una regola precisa: “Ho deciso di pubblicare soltanto quando avrei sentito di avere qualcosa da raccontare”.
Antonio ci spiega: “Mi piace sempre assecondare quello che è il mio estro, farlo proprio in virtù delle cose che vivo, dell’esperienza che maturo, di quello che penso”, e prosegue, “Siccome non sono prodotto ma mi autoproduco, credo che sia giusto pubblicare e dire qualcosa nel momento in cui hai qualcosa effettivamente da dire”.
Da questa esigenza prende forma Spero, Desidero e Canto, il progetto discografico pubblicato nel maggio 2026 e composto da sette canzoni. Un lavoro che segna una nuova fase del suo percorso, più orientata al racconto dei sentimenti e delle esperienze personali.
Il titolo racchiude tre dimensioni complementari. Spero rimanda a Speranza, il singolo che ha segnato il ritorno alla pubblicazione di brani inediti. Desidero richiama L’ultimo desiderio, mentre Canto rappresenta la ritrovata volontà di rimettersi in gioco attraverso le proprie canzoni.
Il significato di Speranza, in particolare, supera la dimensione sentimentale. Se il testo sembra raccontare l’attesa di un amore, il suo senso più profondo si allarga alla voglia di tornare a credere nelle possibilità della vita.
È un invito a non smettere di desiderare, anche quando le esperienze attraversate sembrano aver messo in discussione le proprie certezze.
Tra i brani del progetto c’è anche Pensavo fosse amore, accompagnato da un videoclip girato nella Galleria Umberto I di Napoli. Per realizzarlo, Colantuono e gli altri protagonisti hanno inscenato una sorta di flash mob, con costumi e personaggi che hanno coinvolto inconsapevolmente anche turisti e passanti presenti nella galleria.
Un’esperienza spontanea, costruita sul rapporto con lo spazio urbano e sulla sorpresa, che ha raccolto un discreto riscontro e restituisce un’altra caratteristica del suo modo di fare musica: cercare forme di comunicazione capaci di uscire dai confini tradizionali della performance.
Dal palco alla televisione: il rapporto diretto con il pubblico
Accanto alla produzione discografica, una parte importante dell’attività di Antonio Colantuono è legata alla musica dal vivo e all’intrattenimento. Non soltanto le proprie canzoni, dunque, ma anche la capacità di animare serate e occasioni di spettacolo, mettendo a disposizione del pubblico un’esperienza maturata in decenni di attività.
Attualmente è impegnato anche nella direzione artistica musicale del programma televisivo Passione Azzurra, all’interno del quale cura l’intrattenimento musicale e la presenza degli ospiti. Un’esperienza che gli consente di confrontarsi con un linguaggio differente da quello del palco, pur mantenendo al centro la musica e la relazione con chi segue lo spettacolo.
Le differenze tra televisione e live, del resto, non mancano. “Il live è più confidenziale, è più contatto, dà riscontro immediato, è la possibilità di condividere in tempo reale quello che fai”, racconta.
La televisione, invece, permette di costruire una narrazione diversa, di lavorare sulla propria presenza e di raggiungere il pubblico attraverso modalità differenti, oggi sempre più legate anche ai canali social e alle piattaforme digitali.
Ma è proprio nel contatto diretto che Colantuono riconosce una delle dimensioni più belle del suo lavoro: “Quando fai la serata, condividi, sei l’amico, sei la persona che comunque ritrovi al locale. Ed è bello proprio anche questo live. Abbatte tutte le barriere”.
Una dichiarazione che riassume bene il senso del suo percorso: la musica come professione, ma anche come occasione di incontro, capace di unire chi sta sul palco e chi ascolta.
Con Spero, Desidero e Canto, Antonio Colantuono ha rimesso al centro la propria scrittura, scegliendo di raccontarsi attraverso sette brani e una sensibilità maturata nel tempo. E mentre lavora a un nuovo singolo, il cantautore torrese continua a muoversi tra produzione musicale, spettacolo e televisione, fedele a un principio che accompagna da sempre la sua attività: avere qualcosa da dire, trovare il modo di raccontarlo e, possibilmente, riuscire a far sorridere chi ascolta.
