L’allarme del commissario Ue: “L’inverno sarà duro”. Bisognerà scegliere tra cibo e riscaldamento

Dan Jørgensen


Il prossimo inverno potrebbe trasformarsi in una prova difficile per milioni di famiglie europee. A lanciare l’allarme è Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, secondo cui l’aumento dei prezzi dei combustibili rischia di aggravare la povertà energetica nel continente. Le conseguenze dei conflitti internazionali sui mercati di gas e petrolio si riflettono sulle bollette, mettendo a rischio la possibilità, per una parte della popolazione, di riscaldare adeguatamente la propria abitazione.

«In un anno qualunque, purtroppo, quasi cinquanta milioni di europei non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa degli elevati prezzi dell’energia in Europa», ha dichiarato Jørgensen il 29 ottobre, a margine del Consiglio Ue Energia in Lussemburgo. «Quest’anno, probabilmente, il numero sarà ancora più alto. Dobbiamo quindi fare tutto il possibile per alleviare queste difficoltà».

Guerra e rincari, il peso sui bilanci delle famiglie

L’allarme arriva in una fase di forte tensione sui mercati energetici, segnata dalle conseguenze delle guerre e dalle difficoltà nelle rotte internazionali di approvvigionamento. Il prezzo del gas sulla piattaforma TTF di Amsterdam, riferimento per il mercato europeo, ha superato la soglia dei 100 euro per megawattora, tornando su livelli che ricordano la crisi energetica del 2022, esplosa dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Il commissario ha precisato che, al momento, l’Unione europea non prevede una crisi imminente delle forniture di carburanti. Il problema, tuttavia, non è soltanto la disponibilità fisica di gas e petrolio: è anche il loro costo. «Per i cittadini che non possono permettersi di acquistare la benzina per la propria auto o di riscaldare le case», ha spiegato, la distinzione tra una crisi dei prezzi e una crisi degli approvvigionamenti diventa quasi irrilevante.

La povertà energetica rischia di aumentare

I dati citati dal commissario mostrano la portata del problema. Secondo Eurostat, nel 2025 l’8,8% della popolazione dell’Unione europea non riusciva a mantenere la propria abitazione adeguatamente calda, pari a circa 40 milioni di persone. La stima di quasi 50 milioni richiamata da Jørgensen descrive quindi una situazione già grave, che potrebbe peggiorare con i nuovi rincari.

La povertà energetica non riguarda soltanto chi rimane completamente senza riscaldamento. Comprende anche le famiglie costrette a ridurre i consumi, limitare le ore in cui tengono accesi gli impianti o rinunciare ad altre spese essenziali per riuscire a pagare le bollette. Un problema economico che può avere ricadute particolarmente pesanti sulle persone anziane, sulle famiglie a basso reddito e su chi vive in abitazioni poco efficienti dal punto di vista energetico.

Le misure richieste da Bruxelles

Jørgensen ha invitato gli Stati membri ad adottare interventi mirati e temporanei per aiutare le fasce più vulnerabili, mentre la Commissione europea punta ad accelerare la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Tra le soluzioni indicate figurano il rafforzamento delle energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la diffusione di sistemi di riscaldamento elettrici, come le pompe di calore.

«Fate tutto ciò che è in vostro potere per abbandonare i combustibili fossili il più rapidamente possibile», è stato il messaggio rivolto dal commissario ai governi nazionali. Jørgensen ha anche riconosciuto che, in determinate circostanze, possono essere necessari aiuti diretti per sostenere le persone più fragili, chiedendo però che siano limitati nel tempo e destinati a chi ne ha maggiore bisogno.


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