Camorra, chi comanda a Napoli: è divisa tra Alleanza di Secondigliano e i Mazzarella

Calano gli omicidi di tipo mafioso, da 9 del I semestre 2020 a due, e le associazioni di tipo mafioso, da 77 a 57. Lo registra la Dia nella relazione per il primo semestre 2021.

Dia, relazione semestrale 2021

Il dato dimostra che l’attenzione è rivolta alle possibili infiltrazioni nelle procedure di gara ed appalti.

Non solo altarini e murales: “è sempre più frequente l’uso dei social network per condividere messaggi testuali e frammenti audiovisivi espliciti di ispirazione camorristici“. “Forte è il rischio che l’identità mafiosa possa prendere il sopravvento anche attraverso la credibilità e l’autorevolezza del profilo social che esalta e diffonde la reputazione criminale del soggetto con lo status di uomo di camorra“.

A Napoli “gli equilibri criminali costituiscono sempre espressione di un più ampio progetto riconducibile a due sole organizzazioni criminali: l’Alleanza di Secondigliano e il clan Mazzarella“. È quanto riporta la relazione nella sezione dedicata alla criminalità organizzata campana.

Camorra, chi comanda a Napoli

Alleanza di Secondigliano e clan Mazzarella, “dettano le linee guida alle associazioni aderenti le quali, pur essendo dotate della piena autonomia nella gestione degli affari interni, non possono sottrarsi all’influenza dei due cartelli egemoni“. Nella Alleanza di Secondigliano i clan Contini, Licciardi e Mallardo “costituirebbero oggi significative realtà imprenditoriali, controllando catene di ristorazione e attività commerciali in gran parte del territorio cittadino“. Il clan Licciardi ha subito un duro colpo con l’arresto di Maria Licciardi, reggente del sodalizio, nell’agosto 2021 a Roma.

Il clan Mazzarella “con una politica di espansione attraverso una rete di alleanze anche nella provincia napoletana contaminerebbe quelle porzioni di territorio rimaste orfane degli storici clan collassati a causa dei numerosi arresti subiti“.

Questi due cartelli “potrebbero riuscire ad influenzare le dinamiche di tutta la città e della periferia di Napoli spingendosi verso gli immediati paesi vesuviani, mentre il clan Amato-Pagano confermerebbe di detenere un ruolo di assoluta centralità nel settore dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti avendo ristabilito gli equilibri con le altre compagini grazie anche al potere derivante dalla gestione di importanti canali del narcotraffico“.

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