MED, l’evento al Palazzo Reale di Napoli con i ministri israeliani e palestinesi: ma i due non si incontrano
Ott 17, 2025 - Giuseppe Mennella
Il MED – Dialoghi Mediterranei si sposta da Roma a Napoli con numerose personalità tra le quali i ministri di Israele e stato di Palestina: ma è gelo tra i due rappresentanti.
Napoli, al MED i ministri di Israele e Palestina
Napoli oggi veste i panni del centro nevralgico della diplomazia mediterranea. È nella città partenopea — non più Roma — che per la prima volta si svolgono i Dialoghi Mediterranei, un salto simbolico e pratico di sede che consegna all’Italia meridionale un ruolo strategico nei tavoli internazionali.
All’ombra delle sale del Palazzo Reale, il ministro di Israele Gideon Sa’ar e dell’Autorità nazionale palestinese Varsen Aghabekian si ritrovano convocati nello stesso spazio. Ma non bastano i corridoi in comune: il boato dell’assenza di dialogo tra loro segna una distanza palpabile.
Il ministro palestinese: “Incontrerò Sa’ar quando Israele rispetterà i miei diritti. Quindi non oggi”
Lapidaria e chiarissima la posizione del ministro palestinese Varsen Aghabekian: “Incontrerò il ministro Sa’ar quando Israele rispetterà i miei diritti… non lo vedrò oggi”. Lui, tra attacchi verbali e rivendicazioni, dalla scomoda posizione di rappresentare uno stato sotto inchiesta ONU per genocidio risponde che l’ANP “deve smettere di incoraggiare il terrorismo”. Parole che non invitano certo al rialzo del clima.
E poi c’è Tajani, padrone di casa, che pronuncia frasi che suonano come rintocchi di diplomazia forzata: “La loro presenza è emblema di speranza di pace. È già tanto averli sotto lo stesso tetto”. Ma interlocutori così lontani, nel gesto e nella sostanza, rendono le sue parole quasi ridicole rispetto alla posizione che l’Italia potrebbe e dovrebbe ricoprire nello scacchiere diplomatico internazionale e nel Mediterraneo in particolare.
Napoli non merita di essere una “vetrina vuota”
La tappa a Napoli non è neutra: scegliere il Sud Italia come palco vuol dire rimarcare il Mediterraneo non solo come confine, ma come spazio vivo di tensioni, di conflitti, di mediazioni possibili. Un’operazione simbolica che tenta di spingere i riflettori dove spesso si guarda dall’altra parte.
Ma se i protagonisti non si parlano, se i discorsi rimangono scambi di accuse, l’evento rischia di restare una vetrina vuota. È nel silenzio, più che nei commenti ufficiali, che si misura la distanza fra le dichiarazioni e la realtà. Napoli è da sempre città di pace ma anche di resistenza. Accoglie, ospita, celebra il dialogo. Ma il dialogo, quello vero, qui ancora stenta a bussare.
