Pompei, turista ruba frammenti dagli Scavi: bloccato grazie alle telecamere. «Li volevo come souvenir»


Voleva portare a casa un “ricordo unico” dell’antica città romana, un frammento del patrimonio archeologico di Pompei da mostrare con orgoglio agli amici. Ma la sua “impresa” è durata poco: un turista polacco di 40 anni è stato fermato dal personale di sicurezza del Parco Archeologico e denunciato per furto aggravato.

L’uomo, riconoscibile per un vistoso cappello con una piuma, è stato notato mentre raccoglieva alcuni reperti tra l’Anfiteatro e la Palestra Grande. Gli addetti alla sorveglianza, che lo seguivano in tempo reale dai monitor della sala regia, hanno lanciato immediatamente l’allarme via radio. All’uscita del sito, in Piazza Esedra, il turista è stato intercettato e bloccato dal personale della sicurezza, che lo ha poi consegnato ai carabinieri del posto fisso Scavi.

In un primo momento ha tentato di giustificarsi, spiegando di non sapere che fosse vietato raccogliere reperti, e che desiderava solo «un ricordo della città sepolta dal Vesuvio». I frammenti, di valore storico e culturale inestimabile, sono stati recuperati e restituiti alla direzione del Parco Archeologico.

Grazie alla stretta collaborazione tra direzione del Parco, vigilanza interna e carabinieri, è stato così sventato l’ennesimo tentativo di sottrarre pezzi dell’antica città romana.

La “maledizione” di Pompei

Il turista può ritenersi fortunato: oltre alla denuncia, si è forse salvato anche dalla celebre “maledizione di Pompei”, secondo la quale chi ruba reperti dagli Scavi sarebbe destinato a subire sfortuna o disgrazie.

Una leggenda popolare ormai radicata, alimentata dalle numerose lettere di pentimento che ogni anno arrivano alla direzione del Parco e al sindaco di Pompei. Nelle missive, spedite da ogni parte del mondo, i mittenti raccontano malattie, incidenti o problemi familiari iniziati dopo il furto, e restituiscono i reperti nella speranza di “liberarsi” dalla malasorte.

Ogni anno al Parco Archeologico giungono buste e pacchi anonimi contenenti frammenti di muro, pomici, tessere di mosaico o piccoli resti trafugati. All’interno, lettere spesso confuse ma accomunate da un filo rosso: la paura delle conseguenze di aver profanato la città sepolta.

L’ultimo caso risale allo scorso luglio: un uomo di Bolton, nel nord dell’Inghilterra, ha spedito al Parco alcuni reperti rubati negli anni ’70 dallo zio, deceduto tragicamente. Dopo una serie di eventi familiari inspiegabili, ha deciso di restituire gli oggetti, convinto che la “maledizione di Pompei” ne fosse la causa.


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