DENUNCIA/ “I bambini di Portici da mesi senza neuropsichiatra: ecco il nostro dramma”

ASL NA 3 SUD, niente neuropsichiatra infantile a Portici - foto Google Maps


Un’odissea per le famiglie di Portici che hanno bisogno del supporto del neuropsichiatra infantile: da dicembre, la dottoressa che seguiva decine di famiglie presso la struttura di via Libertà è stata richiamata a Torre del Greco e questo ha segnato l’inizio di un incubo.

Portici senza neuropsichiatria infantile da dicembre

È la denuncia di un gruppo di genitori esasperati da quando, nel dicembre 2023, la dottoressa che seguiva i giovani pazienti bisognosi di supporto neuropsichiatrico ha lasciato il distretto 34 dell’ASL NA 3 per tornare presso il nucleo di Torre del Greco.

Un servizio che, stando ai racconti delle famiglie, ha sempre sofferto di discontinuità ma che dal 2019 sembrava aver trovato pace con grande sollievo dei genitori dei pazienti affetti da disturbi anche diffusi come quelli dello spettro autistico.

“Niente piani terapeutici, i centri in convenzione ci cacciano”

“Il supporto del neuropsichiatra è essenziale per il rinnovo dei piani terapeutici. Senza il professionista, non è possibile confermare o modificare la somministrazione di farmaci, terapie ed ottenere certificazioni per richiedere il sostegno scolastico”, spiega Daniela, una delle mamme in prima linea per denunciare il disagio.

“I piani terapeutici includono le indicazioni per percorsi riabilitativi, terapie per psicomotricità, logopedie: i centri che offrono questi servizi in convenzione ci stanno praticamente ‘cacciando’ in mancanza del rinnovo dei piani. Ci sono tantissimi in lista d’attesa, fuori, che aspettano”.

Proprio le liste d’attesa per i servizi in convenzione sono un altro grave problema: “In queste strutture è difficilissimo entrare, l’attesa nelle liste varia tra i 2 e i 4 anni. Altrimenti tocca andare in strutture private, a pagamento. E dopo aver aspettato tanto tempo, rischiamo di essere espulsi perché i centri terapeutici non possono operare in convenzione in mancanza del piano terapeutico”.

Tanti problemi per il supporto scolastico

Daniela racconta che i problemi sono tanti anche per le necessità scolastiche dei piccoli: “Al neuropsichiatra compete anche redigere la diagnosi funzionale per cambio ordine scolastico, quando i bambini passano da elementari a medie, ad esempio. Sono le indicazioni da dare alle strutture scolastiche che, altrimenti, operano sulla base di informazioni incomplete”.

“Ad esempio – prosegue – ad inizio ed a metà dell’anno scolastico, si tengono i G.L.O., i gruppi di lavoro operativo per definire le azioni sui bambini che necessitano di assistenza: a questi gruppi, oltre all’insegnante di sostegno, dovrebbe partecipare anche il neuropsichiatra“.

“È la figura medica di riferimento, che dovrebbe dare indicazioni essenziali sulle necessità dei ragazzi, inoltrare richieste per avere personale di supporto, sui percorsi formativi. I bambini in assistenza rischiano di essere abbandonati a loro stessi, senza nessuno che dica cosa sono in grado di fare, gli obiettivi che possono raggiungere”.

Impossibile prenotare altrove: “Noi come palline da ping pong”

Poi ci si mette la burocrazia: “Non possiamo semplicemente rivolgerci alla dottoressa che ci seguiva perché Torre del Greco fa parte di un altro nucleo di neuropsichiatria infantile. Il nucleo di Portici comprende anche Cercola, Caravita e S.Giorgio a Cremano.

Ma il racconto di Daniela lascia sgomenti: “Inizialmente, la struttura di Portici si è fatta carico di prenotare le visite presso i medici delle altre città. Per quanto fosse già complicato per chi non è automunito, era almeno una soluzione tampone. Ma è durata solo per gennaio e febbraio: le strutture delle altre città hanno subìto un sovraccarico di lavoro”.

“Gli uffici sanitari delle altre città hanno chiesto che a prenotare fossero direttamente le famiglie, ma ci trattano come palline da ping pong. Le agende sono piene, è diventato impossibile prenotare”.

Daniela ed altre decine di genitori sono intenzionate a non fermarsi: “La discontinuità del servizio è, di per sé, dannosa nella gestione di questo tipo di problemi, ma ora ci troviamo nella situazione drammatica di vederci negato questo diritto: ci appelliamo a chiunque possa restituirci un servizio essenziale per tantissime famiglie”.

 

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