Quarantun’anni dalla morte di Giancarlo Siani: il ricordo del giornalista che fece tremare la camorra
Set 23, 2026 - Clara Flauto
Quarantun'anni dalla morte di Giancarlo Siani
Quarantuno anni fa veniva ucciso Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano, impegnato nel documentare la morsa spietata della criminalità organizzata nel territorio vesuviano.
Quando il potere della libertà di parola spaventò i clan
Giancarlo Siani cominciò la sua attività giornalistica come inviato de Il Mattino, nelle sede di Castellammare. Si interessò da subito a fatti di cronaca e, in particolare, al potere esercitato dalla camorra in quelle zone. Il giovane giornalista indagò principalmente su Torre Annunziata, svelando i meccanismi che si celavano dietro i clan camorristici della città, fra le più colpite dalla criminalità organizzata.
Torre Annunziata stava, infatti, attraversando un periodo particolarmente buio. La città era completamente in balia dei clan e sembrava non vi fosse nessuna speranza di miglioramento. Siani decise, quindi, di documentare la situazione critica in cui versava la città oplontina, scavando a fondo nei meandri della camorra, ben radicata su tutto il territorio.
Il 10 giugno 1985, pubblicò un articolo in cui illustrava il nuovo assetto dei clan camorristici, dopo l’arresto del boss Valentino Gionta. Secondo Siani, il fatto che l’arresto fosse avvenuto nella zona controllata dai Nuvoletta era l’indizio di una soffiata da parte di quest’ultimi. Lo scopo era, infatti, quello di ottenere il pieno controllo della città, ingraziandosi il clan dei Bardellino, che l’agosto dell’anno prima aveva teso un agguato ai Gionta, durante il quale erano state uccise otto persone.
«[…] Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo» – si legge nell’articolo di Giancarlo Siani – «La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di Nuova famiglia, i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto strafare […]»
L’agguato a Giancarlo Siani nella notte del 23 settembre 1985
Le parole di Siani scatenarono la reazione dei Nuvoletta, che mal sopportarono di essere definiti traditori. La sera del 23 settembre 1985, quindi, Giancarlo Siani fu ucciso con otto colpi di pistola, a bordo della sua Mehari verde. Il racconto di un ragazzo di soli 26 anni, che aveva documentato la mortificazione subita da una “terra di nessuno e di violenza”, come scritto in uno dei suoi primi articoli, spaventò i boss dei clan camorristici. A tal punto da decretarne la morte.
Siani è ormai il simbolo per eccellenza del potere della verità, scritta nera su bianco, di far tremare imperi di ingiustizia, sopraffazione e violenza, attraverso le parole e il coraggio di denunciare. Ma Torre Annunziata è una città con la memoria troppo corta. Dopo poco più di quarant’anni dalla morte di Siani, il suo Comune è stato commissariato per infiltrazioni camorristiche. Non si tratta, tristemente, di una caso isolato, ma del secondo commissariamento in soli quattro anni. La fine della strada che Giancarlo Siani aveva intrapreso per salvare la città dal cancro della camorra, quindi, sembra ancora molto lontana.
