Michele, Gabriele, Raffaele: ecco la storia e la funzione degli arcangeli

“I tre arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele”, Francesco Botticini

Nella Bibbia si parla spesso degli angeli e in particolare di alcuni chiamati arcangeli, che si differenziano dagli altri poiché hanno funzioni speciali e superiori. Nel Nuovo Testamento il termine arcangelo è attribuito a Michele. Solo in seguito è esteso anche a Gabriele e Raffaele. Quest’ultimo nel libro di Tobia dice di essere “uno dei sette che sono sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore”, ma forse il numero sette è simbolico poiché la Bibbia parla soprattutto dei tre già citati, ai quali, nel passato, veniva attribuito un culto speciale con celebrazioni eucaristiche e preghiere differenti in base alle ore del giorno. Il nuovo calendario liturgico raggruppa però in un unico giorno, il 29 settembre, la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

arcangelo Michele

Ma chi sono costoro? Il nome Michele deriva dall’espressione “Mi-ka-El” ossia “Chi è come Dio?”. Egli è l’arcangelo guerriero, il principe delle milizie celesti che combatte tutti coloro che, spinti da superbia, si mettono al pari del Signore. Spetta inoltre a questo arcangelo portare le anime al giudizio di Dio per essere esaminate. Egli è spesso rappresentato con ai suoi piedi un serpente o un drago o mentre è nell’atto di trafiggere con la sua spada il diavolo in persona. Il suo culto si diffuse in Europa a partire dal V secolo quando egli apparve sul monte Gargano, in Puglia, dove è stato poi costruito un santuario in suo onore. Si mostrò anche a Roma alla fine di una pestilenza lì dove fu realizzata la sua statua che ancora oggi dà il nome a Castel Sant’Angelo. Comparve poi ai longobardi per annunciare la loro vittoria contro i saraceni nel 663 d. C., infine, si rivelò a Caltanissetta e a Mont Saint Michel. La preghiera a lui diretta fu composta nel 1884 da papa Leone XIII.

arcangelo Gabriele, chiostro di Santa Chiara

Gabriele, il cui nome significa “Dio è forte”, è l’inviato di Dio, la sua mano destra, il suo messaggero, è l’angelo delle annunciazioni. Manifestò a Daniele i segreti del Signore, a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e alla Vergine Maria la nascita di Gesù. Il suo culto si diffuse intorno all’anno Mille ed è particolarmente importante anche per i musulmani, poiché è stato il tramite attraverso cui Dio rivelò il Corano a Maometto. Nell’iconografia cristiana è spesso ritratto in ginocchio di fronte alla Madonna con le braccia incrociate sul petto o con in mano una pergamena, uno scettro o un giglio, simbolo di purezza e della discendenza sacra che parte dal re Davide fino ad arrivare a Gesù. In altre rappresentazioni, come per esempio in un dipinto del Chiostro di Santa Chiara a Napoli, Gabriele è rappresentato con uno specchio e una lanterna poiché egli è l’arcangelo della comunicazione interiore, mostra agli uomini ciò che i loro cuori nascondono.

Appare invece nel libro di Tobia sotto forma umana, Raffaele, il cui nome significa “medicina di Dio” o “Dio guarisce”. Egli è l’angelo custode per eccellenza poiché accompagna il giovane a riscuotere un credito da parte del padre nell’antica Media. Durante il viaggio salva Sarra, posseduta dal demonio, che diverrà poi la sposa di Tobia, e il padre del giovane affetto da cecità. L’arcangelo, in riferimento all’episodio biblico di Tobia, è spesso rappresentato in abito da pellegrino, con il bastone e un pesce.

Fonti: Marcello Stanzione , “Gli angeli nostri amici. Preghiere”, Milano, Paoline, 2001

Myriam Castelli, “I santi di tutto l’anno”, Milano, Paoline, 2003

Gerardo Gallo, “Viaggio alla riscoperta degli Arcangeli”, Narcissus, 2015

Potrebbe anche interessarti

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più