Perché si dice “grazie mille”? Garibaldi non c’entra: ecco la risposta

Giuseppe Garibaldi

È soprattutto in Rete che viene fatto l’accostamento tra l’espressione grazie mille e l’impresa, nefasta per il Mezzogiorno d’Italia che perse l’indipendenza per essere sottomesso e sfruttata dalla neonata Italia, di Giuseppe Garibaldi e le camicie rosse, sbarcati a Marsala l’11 Maggio 1860. In realtà quell’espressione non ha nulla a che vedere con i garibaldini, come ci spiega anche l’Accademia della Crusca.

Il professor Marco Biffi esplica che “mille” è un numerale che in parecchie circostanze, nella Lingua Italiana, sta a indicare una cifra elevata, spropositata, come d’altra parte accadeva anche nella Lingua Latina, basti pensare al poeta Catullo che scriveva Da mi basia mille, dein mille altera, deinde usque altera mille, ovvero dammi mille baci, poi altri mille, poi ancora altri mille“Mille”, dunque, ha sempre indicato una grande quantità, anche se al giorno d’oggi si è un po’ persa questa percezione, al contrario molto forte nei tempi passati. 

Non è strano, inoltre, che a grazie sia associato un numerale, a causa dell’origine latina dell’espressione, gratiam facere, reso in italiano con rendere grazie: essendo “grazie” un sostantivo numerabile, perciò possono due, tre, cento e per l’appunto mille, si comprende che associare un numero grande a “grazie” serve a dare enfasi all’espressione, per meglio esprimere un sentimento di gratitudine. Nell’italiano antico, inoltre, era usanza dire mille grazie, quindi “ti rendo mille grazie”, per numerare il numero di volte che si ringrazia qualcuno. Nell’Ottocento, infine, compare per la prima volta in letteratura grazie mille, con Giovanni Pascoli, e da allora in maniera progressiva l’espressione è divenuta di uso comune tra la gente, fino ai giorni nostri.

Chi voglia, tuttavia, evitare di dire grazie mille per non “omaggiare” l’impresa di Garibaldi è ovviamente libero di farlo: l’importante è che sappia che la formula con le camicie rosse nun c’azzecca.

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