Oggi c’è la Rotonda Diaz, una volta l’Isolotto di San Leonardo

1a-San-Leonardo-DOrio-Napoli-1632-Alessandro-Baratta

Forse non tutti sanno che a Napoli, laddove oggi c’è la Rotonda Diaz, per secoli è esistito l’Isolotto di San Leonardo.
Si trattava di un piccolo borgo separato dal litorale, sul quale si ergeva una piccola chiesa con spiaggia, convento, taverna, ormeggi dei pescatori e qualche abitazione popolare. Il borghetto fu fondato nel 1028 ad opera di Leonardo d’Orio, un nobile castigliano che vi fece costruire una chiesa ex voto. Scampato a una tempesta, il galantuomo promise di edificare un luogo di preghiera dedicato al santo del quale portava il nome.

In poco tempo la chiesetta divenne molto frequentata, specie dai più poveri, dai disperati, dagli ex galeotti e dai senzatetto. San Leonardo infatti, era patrono delle partorienti (che lo invocavano chiamandolo Sallonardo), ma anche dei carcerati, dei prigionieri e dei naufraghi, insomma degli strati sociali più bassi. Durante i giorni di festività dedicati al santo, i re angioini promuovevano l’indulto e graziavano i detenuti.

Nelle cronache del canonico e letterato napoletano Carlo Celano e dai testi di Benedetto Croce si apprende il ruolo cruciale dell’Isolotto in alcune delle più cruente vicende della storia di Napoli: da qui fuggì verso la Francia, nel maggio 1419, il Re Giacomo, marito di Giovanna II e nella chiesa dell’Isolotto, Alfonso, duca di Calabria, convinse il padre, Re Ferrante I d’Aragona, a mettere a morte i baroni che avevano preso parte alla congiura contro il sovrano.
La congiura dei Baroni del 1485 segnò profondamente la storia del Regno di Napoli e il destino dell’ Isolotto che, in quel periodo, si trasformò in un covo di sicari, spie e traditori. Solo alla fine del Cinquecento tornò a essere un luogo tranquillo. Nacquero allora un monastero domenicano e una famosa locanda, la taverna di Florio, celebrata da Salvatore Di Giacomo nel suo “Taverne Famose Napoletane”. La decadenza del borgo ebbe origine nel gennaio 1648: San Leonardo fu teatro di uno scontro tra gli Spagnoli e i popolari napoletani, che se ne impadronirono dopo un accanito combattimento.
I delinquenti organizzati si rifugiarono nelle case, ormai fatiscenti del borgo, trasformando l’Isolotto in un centro di contrabbando e criminalità di ogni tipo.

Le cose cambiarono drasticamente tra il 1778 e il 1780 quando Ferdinando IV di Borbone decise di realizzare un grande giardino pubblico, la Villa Reale, affidando il progetto a Carlo Vanvitelli. L’Isolotto sparì del tutto all’inizio dell’800, quando i Borbone decisero di sacrificarlo in nome dei lavori di completamento della Villa Reale, oggi nota come Villa Comunale, in via Caracciolo. La chiesa fu completamente distrutta, le casette abbattute e sull’Isolotto rimasto libero, fu aperta la “loggetta a mare”, che dalla Villa si protendeva nel mare in forma di arco schiacciato ai lati e allungato. Là dove c’era la loggetta, e quindi l’Isolotto, ora c’è la Rotonda Diaz.

Loggetta – Rotonda Diaz