Vico Equense: storia e origine del nome di una perla della Penisola Sorrentina

Vico Equense
Vico Equense

Ogni estate, per i napoletani, è d’obbligo andare a fare almeno un “bagno” nella meravigliosa Penisola Sorrentina: nel week end le strade diventano un tappeto di macchine, mentre i treni della Circumvesuviana si riempiono di ragazzi in costume ed infradito pronti a godere della libertà estiva. Vico Equense, con tutte le sue frazioni, è un crocevia necessario per questo “pellegrinaggio”. L’importanza del comune è data, principalmente, dalla sua vastità, è il comune più esteso della costiera, e dalla sua posizione geografica: fra il monte Faito e le meravigliose spiagge, su un immenso altopiano pianeggiante che contrasta con le colline circostanti.

È proprio quest’ultima peculiarità ad aver dato il nome al posto. “Equense” deriva dal termine latino “aequa” che significa, appunto, “piana“, proprio ad indicare quest’aspetto. “Vico”, invece, deriva da “vicus”, termine che per i romani significava un quartiere esteso al punto da avere una certa autonomia, un borgo. La zona era popolata ben prima che i romani arrivassero: sono state ritrovate numerose sepolture di popoli indigeni che vivevano lì millenni prima dell’ascesa di Roma. Tuttavia, la prima testimonianza dell’esistenza di Vico Equense la troviamo nel poema “Punica”, dell’autore latino Silio Italico. Nel parlare della morte di un tale Murrano, nella battaglia di Trasimeno, proveniente da “Aequana”, un’area vicino a Sorrento.

Vico Equense

Abbiamo detto che per i romani era un “vicus“, non una città vera e propria, ed in quanto tale dipendeva politicamente ed economicamente dalla vicina e florida Stabia. Il borgo venne, infatti, raso al suolo da Silla quando gli stabiesi si unirono, nell’89 a.C., ad una rivolta contro Roma. Rifiorita sotto l’impero di Augusto, Vico divenne una delle mete preferite dai nobili romani per trascorrere qualche giorno a contatto con la natura e con la mitezza che solo il nostro mare può dare. Anche questa volta, però, i dissesti di Stabia pregiudicarono le sorti del vicus: l’eruzione del 79 d.C., quella che distrusse Pompei ed Ercolano, rase al suolo anche Stabia e Vico Equense si trovò ad essere terra di nessuno.

castello Giusso
Il castello di Giusso a Vico Equense

Il piccolo borgo affrontò senza la protezione di nessuno il crollo dell’Impero Romano e l’avvento dei barbari, superando persino i bui anni del medioevo e le continue incursioni dei pirati saraceni. I vicani iniziarono ad arroccarsi e creare piccole difese nel luogo in cui oggi sorge il borgo di Marina Equa, nucleo principale del comune e sede della cattedrale principale, la chiesa della Santissima Annunziata. La situazione migliorò considerevolmente nel XIII sec., quando gli angioini arrivarono a Napoli. Carlo I d’Angiò divise Vico Equense da Sorrento, dando al borgo il titolo di Comune. Con questa nuova autonomia, la città fu munita di considerevoli mura difensive e fu eretto il Castello Giusso con lo scopo di difendere l’intera area da ulteriori soprusi ed invasioni. Da allora la storia di Vico è stata piuttosto lineare, passando di mano in mano fra varie casate nobiliari. Unico sprazzo di cambiamento si ebbe quando il Vescovo del luogo, tale Monsignore Natale, decise di appoggiare, nel 1799, l’insurrezione che condusse alla Repubblica Napoletana per poi essere giustiziato quando i Borbone ritornarono al trono.

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