Edicole votive nel cuore di Napoli: ecco perché i partenopei venerano i parenti morti

Passeggiando tra i vicoli di Napoli è impossibile non notare delle piccole nicchie o propriamente dette “edicole votive” con immagini di Santi e foto di defunti, talvolta adornate da coroncine e fiori.

Un’usanza che si perpetua anche nelle case dei napoletani, con piccoli altarini domestici per il culto di parenti e amici che non ci sono più. Ma perché c’è questa tradizione a Napoli?

Il rapporto con la morte per i partenopei è da sempre speciale, un legame tra la fede e la superstizione. Basti pensare al culto delle anime pezzentelle, dove ognuno poteva adottare un cranio e assicurarsi così la protezione eterna. Ma il culto per gli antenati morti ha origini ben più antiche, radicate nella tradizione romana e pagana di Napoli.

Essa discende dal culto dei Lares Familiares, che in antichità erano gli antenati divinizzati e venerati all’interno della famiglia in cui erano vissuti, col fine di proteggere la casa e le persone che vi abitavano. I Lari, dal latino lar(es), “focolare”, derivato dall’etrusco lar, “padre”, venivano raffigurati con una statuetta, di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum. All’interno della domus, le statuette degli antenati venivano collocate in un’apposita edicola detta larario ed in determinate occasioni onorate con l’accensione di una fiammella. Ogni avvenimento importante veniva messo sotto la protezione dei Lari: il raggiungimento dell’età adulta, la partenza per un viaggio oppure il matrimonio e le nascite.

Pompei. Larario, Casa dei Vettii

Associati ai Lari troviamo anche i Penàtes, divinità protettrici del pènus, cioè la dispensa dei viveri. Nel larario si venerava anche il Gènius, rappresentato sotto forma di giovane con toga e capo velato, in atto di libare e legato alla figura del capofamiglia.

A Napoli, soprattutto nel Rione Sanità e nei Quartieri Spagnoli, si ritrova una straordinaria continuità di questo culto antico: ovunque ci sono piccole edicole con all’interno “lares” contemporanei, non di rado è possibile trovare una nicchia con Padre Pio e una persona defunta venerati quasi nello stesso modo.

Esempi di Larari ce ne sono anche alle falde del Vesuvio, come nella nota “Casa dei Vettii” e nella “Casa del Larario o di Achille” a Pompei e nella “Casa del Sacello di Legno” ad Ercolano.

Ercolano. Larario, Casa del Sacello di Legno (V, 31)

Il Museo Archeologico di Napoli, ad esempio, conserva molte testimonianze di questo culto antico e ha ospitato anche la mostra Lares familiares di Sonia Lenzi, a cura di Marco De Gemmis e Gerry Badger al MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (da domenica 6 novembre 2016 all’8 dicembre) nell’ambito della rassegna Incontri di Archeologia, incentrata proprio sul tema della devozione dei napoletani verso i propri cari.

Ricostruzione virtuale di un larario

FONTI:

Carla Fayer – “La familia romana”, 2005;

Ernesto de Carolis, “Il mobile a Pompei ed Ercolano”, 2007;

Sonia Lenzi – “Lares Familiares”, 2016.

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