Come morirono gli abitanti di Ercolano durante l’eruzione del 79 d.C.

Studio ErcolanoSono state affrontate diverse ricerche a proposito degli effetti dell’eruzione sugli abitanti di Ercolano e Pompei nel 79 d.C. La maggioranza di questi studi fanno riferimento alla morte degli abitanti per soffocamento indotto da inalazione delle ceneri.

Recentemente è stato avanzato un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plos One dal gruppo di ricerca della “Federico II” di Napoli, i cui coordinatori sono l’antropologo Pier Paolo Patrone, Claudio Buccelli del dipartimento di medicina legale e con la collaborazione dell’archeologo Franceso Sirano. Lo studio analizza il decesso degli ercolanesi vittime dell’altissima temperatura tale da provocargli un istantaneo decesso. I 103 scheletri esaminati provengono dalle case poste in prossimità del lungomare di Ercolano. I corpi presentano visibilmente i segni di una simile morte: crani fratturati, schisi, contrazioni di mani e piedi, ipertensioni delle colonne vertebrali.

I dati ricavati dalla spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente (ICP – MS) dimostrano l’alta concentrazione di ferro nelle ossa, mentre le analisi ottenute dal microscopio di Raman rivelano la presenza di composti inorganici contenente ferro nel cranio.  L’elevata temperatura, si stima 500 gradi°C, provocò ad alcuni abitanti di Ercolano un’emorragia cerebrale, ipertensione endocranica e scoppio.  Inoltre, i corpi stipati in alcune camere presentono effetti termici peggiori rispetto a quelli presenti in camere meno affollate. Secondo questo studio: una temperatura così elevata fu registrata in un raggio di 20 km dalla bocca del Vesuvio.

Prima dell’eruzione Pliniana del 79 d.C., i pompeiani ed ercolanesi non conobbero la pericolosità del Monte Somma. Oggi la conosciamo, ciò nonostante vi sono ancora tantissime persone che vivono ai piedi del Vesuvio.

Sitografia:

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0203210#abstract0

 

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