Passeggiando per Napoli: via Duomo e la sua storia

Proseguendo all’interno del dedalo di vicoletti intricati di Spaccanapoli, oggi VesuvioLive porta i suoi turisti-lettori a via Duomo, altra grande importante via di Napoli, pregna di storia, di architettura e di cultura.

Dopo la magia e il mistero di Spaccanapoli infatti, tra botteghe di artigiani e profumi di pizzerie, da un vicolo stretto e piuttosto buio si “sbuca” finalmente in una via larga e luminosa, via Duomo, così chiamata per la sede in loco del maestoso Duomo di Napoli. Lunga circa 1200 metri, via Duomo partendo da via Foria e terminando in via Marina, attraversa trasversalmente la città, tagliando prima corso Umberto I, dove si trova l’Università degli Studi Federico II e poi piazza Nicola Amore, conosciuta dai napoletani con il nomignolo di Piazza Quattro Palazzi, per via della presenza di quattro grandi palazzi identici che attorniano la planimetria urbanistica della piazza. Via Duomo è considerata uno dei cardini più lunghi e antichi della città, per tal motivo detto cardio maior, in quanto incrocia i tre Decumani principali.

In realtà storicamente la strada non è sempre stata così come la vediamo ora, in passato infatti ha subito dei cambiamenti: in antichità via Duomo non aveva queste dimensioni, era solo un comune vicolo simile a tanti altri e veniva chiamato dal popolo vico del Tarì o anche vico Gurgite oppure vico del pozzo bianco; in onore del dio Apollo, poi durante il Medioevo la strada venne chiamata con l’appellativo vicus radii solis (vicolo del raggio di sole – ndr) in quanto, al di sotto della Basilica di Santa Restituta vi era un tempio a lui dedicato. Soltanto in età borbonica nel 1853 con Ferdinando II di Borbone venne approvato il tracciato stradale proposto da Luigi Cangiano e Antonio Francesconi; nel 1860 poi Francesco II di Borbone, ultimo re del Regno delle Due Sicilie, decise che la strada, portata a circa 60 palmi di larghezza, raggiungesse il vescovado e il progetto fu approvato anche da Garibaldi con un decreto edilizio; grazie a tale decreto gli androni e i cortili dei palazzi conservano l’aspetto originario, pur allargando però il cardine greco. Con il Risanamento oltre a opere di restauro generali di via Duomo e al completamento degli edifici, venne ricostruita la facciata della chiesa di San Giorgio Maggiore, punto da cui si dipana l’ingresso a Forcella, quartiere in cui avviene l’esplosione dei caratteristici vicoli di Napoli.

I napoletani con affetto ricordano il periodo in cui la giunta comunale presieduta dal sindaco Rosa Russo Iervolino, ordinò un rifacimento della pavimentazione, dei marciapiedi e dell’arredo urbano; stessa cosa purtroppo non si può dire per l’attuale sindaco Luigi De Magistris che a causa delle restrizioni legate al codice della strada e alla ZTL, ha provocato un limitato traffico precluso soltanto ai mezzi di trasporto pubblico e ai residenti, andando in realtà così a danneggiare i vari commercianti della zona, sopratutto i fascinosi atelier e le sartorie di abiti da sposa, eredità dell’antica arte del taglio e cucito napoletano, che hanno visto una riduzione esponenziale dei flussi turistici collettivi.

Via Duomo, che addirittura durante la Prima Guerra Mondiale mutò il suo nome in Woodrow Wilson (presidente statunitense – ndr), in realtà è molto interessante da percorrere, poiché è ricca di importanti palazzi che dettano la storia delle tradizioni napoletane. Tra gli edifici più belli spicca Palazzo Como, sede del Museo Filangieri, ma anche le chiese in questa strada sono numerose: vicino al Duomo c’è la chiesa dei Girolamini con annessa la splendida quadreria, la chiesa tardo-medioevale di San Stefanello inglobata all’interno del monumentale Palazzo Miradois; inoltre è facilmente raggiungibile anche la chiesa di San Giuseppe dei Ruffi, il palazzo arcivescovile e la chiesa di Santa Maria Donna Regina, dove è possibile visitare il museo diocesano di Napoli.

Ammirare il meraviglioso Tesoro di San Gennaro è una tappa obbligatoria da fare: le splendide mitre, la collezione degli argenti, le pietre preziose incastonate negli arredi religiose, come pissidi con smeraldi e rubini, valgono la visita alla Deputazione della Real Cappella di San Gennaro, patrono di Napoli a cui i partenopei sono molto devoti ancora oggi. E se vi divertono le curiosità al civico 45 di via Duomo, troverete una targa commemorativa in ricordo di Libero Bovio, poeta e scrittore napoletano che qui visse e infine qui si spense.

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