‘O Strangianome, o il soprannome di famiglia. Da dove deriva?

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Gli Strangianome sono dei soprannomi, molto utilizzati in passato ma in voga ancora oggi, che stanno ad indicare una persona o una famiglia. Essi derivano in genere da specifiche tradizioni familiari (‘o furnaro, ‘o scarparo) o dalla provenienza geografica ( a Resenara, o Sanguiuannaro, ‘o Nunziatese) se non addirittura da specifiche caratteristiche fisiche (‘a tuppessa, ‘a culacchiona). Ma anche alcune strade spesso hanno il loro strangianome derivante da caratteristiche del luogo (Sott’ ‘a Ripa, Via Fontana; Ngopp’ ‘o Castiello, Largo Plebiscito), o dal nome di una famiglia che vi abita (ngopp’ addu Mainiero, Via Scappi).

Insomma, dei nomi buffi, che fanno sorridere per quanto in alcuni casi sono coloriti, ma che rappresentano una vera e propria carta di identità vocale, sappiate che in alcune zone della provincia di Napoli “se non dite ‘o strangianome, nessuno vi conosce“. Tale soprannome veniva trasmesso per generazioni, tanto che ancora oggi, alcuni vecchietti nel chiedere ad un ragazzo “a chi appartiene?” fanno riferimento proprio allo strangianome della famiglia.

Ma da dove deriva questa particolare tradizione, che fa parte di un bagaglio culturale di una popolazione che non finisce mai di stupire per la stranezza ed il fascino di alcune sue abitudini? Alcune fonti vorrebbero che la parola strangianome derivi dall’unione del termine inglese strange, strano, con name, nome, quindi strange-name, stangianome, ma pare che l’usanza abbia origini parecchio più antiche e addirittura affondi le sue radici in epoca romana. I romani utilizzavano tre nomi propri (Tria Nomina) il Praenomen, che era il nome proprio di persona, il Nomen, che era un cognome atto ad individuare la gens “la discendenza”, e il Cognomen, che indicava la famiglia. Ma spesso al Cognomen si aggiungeva l‘Agnomen, un vero e proprio soprannome che serviva a distinguere le sottofamiglie, e spesso si tramandava di padre in figlio.

Quindi una tradizione che da 2000 anni è parte integrante della nostra cultura, ed ancora oggi sopravvive nonostante quest’usanza, come molte altre purtroppo, stia gradualmente sparendo.

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