Villa Ebe: un’altra bellezza dimenticata e abbandonata

«3.350mila euro non bastano? Perché ancora oggi non si fa nulla?» Questo è il pensiero che scatta automatico una volta visto lo stato di abbandono e di degrado in cui versa Villa Ebe, una delle ville più belle di Napoli, adagiata in cima alle antiche rampe di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando.

Questa antica e suggestiva villa, nota ai partenopei anche con l’appellativo di Castello di Pizzofalcone, è una palazzina neogotica, che sorge sul fianco occidentale del Monte Erchia, da cui si gode di un panorama mozzafiato sul Golfo di Napoli: il mare, le isole e l’orizzonte si spalancano da quest’antica visuale. Purtroppo Villa Ebe da tantissimi anni langue abbandonata e ancora non prende slancio il progetto di rivalorizzazione approvato solo nel 2005 e finora mai avviato. Tale pretenzioso progetto immagina la villa trasformata in un grande museo interattivo, sede di mostre e convegni, dedicato all’architettura liberty a cui Villa Ebe è molto legata; si prevede inoltre, la risistemazione della panoramica terrazza e l’installazione su di essa di un moderno periscopio, secondo il modello della Torre di Tavira a Cadice. Nonostante nel luglio 2008 la Regione Campania abbia approvato un finanziamento con fondi europei dei lavori di ristrutturazione e riutilizzo del sito per un totale di circa 3.350mila euro, tutt’oggi Villa Ebe versa in uno stato di totale abbandono: spesso è meta di senzatetto, zingari o clochard che dormono nella villa e depredano tutto ciò che è facile da portar via.

Villa Ebe (Ebe, divinità greca, figlia di Zeus ed Era, legata alla giovinezza e all’eterna bellezza – ndr) fu costruita nel 1922 secondo lo stile e il gusto dell’architetto e urbanista Lamont Young, che si occupò anche della costruzione di Castello Aselmeyer. La villa era divisa in due parti residenziali: una riservata alla famiglia napoletana Astarita, l’altra parte corrispondeva alla residenza privata dello stesso architetto che qui visse e qui morì suicida, da allora infatti leggende raccontano che lo spirito del suo “proprietario” si trovi ancora lì, ad abitare la roccaforte gotica che fu molto danneggiata durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La residenza mutò nome da Castello Lamont a Villa Ebe, nome della moglie dell’architetto che lì continuò a vivere fino al 1970; successivamente gli eredi la cedettero al Comune di Napoli. Ma le vicende della “maledetta villa” non terminano qui: nel 2000 un incendio doloso la danneggiò profondamente, devastando le sale interne, i pregiati arredi, i tendaggi e la bella scala elicoidale; ancora oggi il segno caratteristico di Villa Ebe rimane la sua torre quadrata con contrafforti ottagonali in pietra vesuviana e con finestre ad arco poste sui tre lati.

Un gioiello di architettura abbandonato a se stesso e la domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: cosa aspetta la Regione per intervenire? Che fine hanno fatto i fondi stanziati per il risanamento se Villa Ebe è ancora in queste condizioni così fatiscenti?

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