I draghi che infestavano la città di Napoli e come morirono

San Giorgio e il drago, Paolo Uccello (National Gallery di Londra). Dettaglio

Non è noto a tutti ma draghi, mostri e più in generale creature fantastiche furono protagonisti di molte cronache che, tra il Seicento e il Settecento, riguardavano il Regno di Napoli.

Fra Serafino Montorio, nel suo “Zodiaco di Maria, ovvero le dodici province del Regno di Napoli” pubblicato a Napoli nel 1715, parla della presenza di draghi che nel corso del tempo fu riscontrata nella città.

Una cronaca del 789 riportata nello scritto del frate vuole che tale animale fantastico si nascondesse nelle acque che scorrevano tra il colle di Sant’Elmo e quello volgarmente definito “Petruscolo”. Tale dragone o serpente rendeva impossibile la vita a tutti coloro i quali si avvicinavano alle sponde di quel torrente. Fu solo grazie all’intervento di San Gaudioso che la zona venne liberata dalla creatura della quale non si sentì più parlare.

Ad una storia simile fa riferimento una cronaca risalente all’anno 832 nella quale si parla di una palude nei pressi dell’antico castello di Capuana. In questo luogo si era insediato un mostruoso serpente che col suo alito pestifero contaminava e degradava tutta la zona. Come se non bastasse la belva non solo divorava tutti gli animali che incontrava lungo il suo cammino, ma riservava lo stesso trattamento anche agli uomini della zona dopo averli avvelenati coi suoi occhi.

L’area era quindi diventata disabitata e tutti cercavano di evitarla per non andare incontro ad un terribile destino. Si dice che solo una persona, dopo aver attraversato la palude, ne fosse uscita illesa, un nobile chiamato Gismondo. Questi era mosso dal desiderio di recarsi, per motivi devozionali, presso il luogo nel quale San Pietro celebrò la sua prima messa a Napoli. Non essendoci altra strada per raggiungere la città, dopo aver affidata la propria anima alla Vergine Maria, l’uomo decise di percorrere il pericoloso passo, sede del serpente.

Gismondo non solo fu il primo a superare la palude, ma non incontrò nemmeno il dragone. Terminato il suo viaggio, il nobiluomo stava organizzando il rientro. Nel corso della notte che precedeva la partenza gli apparve la Vergine la quale gli disse che il serpente era morto per mano Sua e che egli passando per la palude ne avrebbe visto la carcassa.

In quel luogo preciso Gismondo avrebbe dovuto edificare un tempo a Lei dedicato che avrebbe riportato fede e speranza dove prima c’erano solo morte e disperazione. Gismondo rispose alla chiamata divina e costruì una chiesa che chiamò Santa Maria dell’Agnone (o Anguone) espressione derivante dal termine latino anguis che indica per l’appunto un grosso serpente. A ricordare tale episodio è sopravvissuta, in zona, una piccola stradina che si chiama Vico della Serpe.

Napoli ha anche richiamato molti scrittori del genere gotico, si pensi ad Ann Radcliffe, Horace Walpole e soprattutto Mary Shelly che fece nascere il suo Victor Frankenstein proprio a Napoli. Forte era evidentemente il fascino della città su questi uomini i quali erano in grado di carpirne il sottile lato esoterico visibile nelle molte chiese barocche, nei cimiteri e nel culto del sangue dei santi. Non si sa però se questi autori fossero a conoscenza del fatto che storie di draghi, mostri e creature fantastiche coinvolgessero la città già prima dell’anno Mille.

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