C’era una volta il Banco di Napoli: la prima banca d’Italia con filiali all’estero

Napoli – Entro il 2021 il Banco di Napoli scomparirà fondendosi col gruppo Intesa Sanpaolo, dopo dissesti economici e guerre interne nell’amministrazione. Resterà il marchio, il nome, ma di fatto l’istituto bancario napoletano smetterà di esistere. Una perdita non solo economica e sociale per la nostra città: col Banco di Napoli scompare un pezzo di storia, un istituto punto di riferimento per i napoletani da mezzo millennio.

Tradizionalmente la nascita del Banco di Napoli si fa risalire alla costituzione del Monte della Pietà nel 1539. Carlo V aveva cacciato dalla città un nutrito gruppo di ebrei dediti all’usura, ma i napoletani continuavano ad avere bisogno di prestiti per investimenti più consistenti. Si decise quindi di istituire un’istituzione, appunto il Monte della Pietà, che prestasse danaro a interessi bloccati per contrastare definitivamente lo strozzinaggio.

Secondo recenti studi, basati su documenti conservati nell’archivio storico del Banco di Napoli, l’attività dell’istituto sarebbe iniziata nel 1538 e che quindi il rapporto con gli ebrei, velatamente antisemita, non sembrerebbe sussistere. Altri ancora anticipano la fondazione al 1463 con la cassa di deposito della Casa Santa dell’Annunziata: questo piccolo istituto religioso, infatti, pare svolgesse già le attività tipiche di una banca e sarebbe alla base del successivo Monte della Pietà.

In qualunque momento storico si faccia risalire la sua fondazione, da allora l’istituto di credito ebbe un ruolo fondamentale nella storia di Napoli e di tutto il Meridione, un protagonista occulto di tutte le vicende più importanti susseguitesi nella nostra città. Quando nel 1647 Masaniello sollevò il popolo contro il viceré, la prima azione compiuta dai rivoltosi fu quella di assaltare la primordiale banca per saccheggiare i depositi e ridistribuirli.

L’avvento dei Borbone segnò anche la crescita dell’istituto di credito: l’economia napoletana era in netta impennata ed, ovviamente, la banca beneficiava di questa fortuna. Sappiamo, però, che la rivoluzione francese segnò un punto di svolta per la dinastia borbonica: spaventato dal regicidio, re Ferdinando avviò una politica repressiva e corse agli armamenti per difendere la monarchia. I soldi per una simile militarizzazione vennero presi dalla banca, arrivando a svuotare completamente i depositi.

L’ondata rivoluzionaria travolse comunque il regno ed i francesi occuparono la città. Gioacchino Murat, nel suo breve periodo come re di Napoli, ebbe il merito di riunire tutti i banchi cittadini sopravvissuti alla smania di danaro della vecchia monarchia in un unico istituto: il “Banco delle due Sicilie”.

Dopo il ritorno dei Borbone il nuovo banco conobbe un periodo di grande splendore: il meridione si avviava verso l’industrializzazione e servivano sempre più prestiti per gli investimenti. Il banco aprì le sue prime filiali in tutto il Sud Italia, dalla Sicilia alla Puglia. Nel 1818 venne istituita la Cassa di Sconto, un organo del banco dedicato esclusivamente a concedere sussidi e finanziamenti alle imprese.

L’Unità d’Italia e l’occupazione piemontese segnò anche un punto d’arresto importante per la nostra banca. Il capitale venne quasi completamente sottratto per finanziare la stessa guerra di occupazione e la circolazione della Lira in tutta Italia cancellò la storica autonomia dell’istituto bancario. Il nome venne cambiato in “Banco di Napoli” per sostituire la denominazione “delle due Sicilie”, ricordo di un regno che doveva scomparire.

Nonostante questo la banca non mancò di raggiungere risultati sorprendenti. Nel 1906 aprì delle filiali a New York, Chicago e Buenos Aires: con tale impresa il Banco di Napoli divenne la prima banca d’Italia ad avere filiali all’estero. Una potenza economica che consentì anche aiuti umanitari importanti: nel 1906 un’eruzione del Vesuvio danneggiò Napoli e, due anni dopo, un terremoto colpì Messina e Reggio Calabria. Il Banco di Napoli finanziò la ricostruzione dopo entrambe le tragedie.

Durante la Prima Guerra Mondiale aiutò la popolazione bisognosa, finanziò la corsa agli armamenti ed istituì a Napoli l’Ospedale Pausillipon per i bambini abbandonati, ancora oggi attivo sul territorio. Nel 1926, la crisi che portò poi al tragico crack del ’29 spaventò l’Europa. Si decise di istituire Banche Centrali in ogni nazione e che solo queste avrebbero potuto emettere moneta. Il Banco di Napoli perse quindi una delle sue funzioni principali e, da allora, fu completamente assoggettato, come tutti gli altri istituti nazionali, alla Centrale.

Da allora la banca è andata avanti con alti e bassi fino ad oggi. Il momento più critico era stato 20 anni fa con il crack del 1988. Ormai non resta che salutare il Banco di Napoli, uno dei protagonisti assoluti della storia di Napoli.

Fonte: Fondazione Banco di Napoli

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