Tirabusciò: perché il cavatappi a Napoli si chiama così?

Napoli – Certi termini napoletani, ad un primo ascolto, potrebbero apparire privi di alcun senso. Perché, ad esempio, chiamare un semplice e comune cavatappi “tirabusciò”? Non è un termine che abbrevia la parola, non è semplice al punto da giustificare un uso popolare diffuso e, soprattutto, non richiama il gesto di aprire una bottiglia come “cavatappi”. Per capire l’origine della parola napoletana dobbiamo ripercorrere la storia della nostra terra.

In particolare, dobbiamo considerare le influenze francesi su Napoli. Non ci riferiamo soltanto alle ingerenze giacobine ed al periodo napoleonico; bisogna ricordare, infatti, che la cucina della corte borbonica e, quindi, dei salotti nobiliari della città subì molto lo stile dei monzù, chef francesi, o comunque educati a tale arte culinaria. È naturale che molti termini usati da questi cuochi siano entrati anche nell’uso popolare e “tirabusciò” è uno di questi.

La parola, infatti, è semplicemente una trasposizione del francese “tirebouchon”, che oltralpe significa proprio cavatappi. Il termine è l’unione di “tirer” (tirare) e “bouchon” (tappo).

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