Galeazzo Caracciolo: il nobile napoletano che si convertì al calvinismo

Caracciolo
Sepolcro a Nicolantonio Caracciolo di Annibale Caccavello e Girolamo D’Auria (1573), cappella Caracciolo di Vico (chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli). Fonte: Wikipedia

I Caracciolo vantavano un remoto lignaggio, erano una delle più antiche famiglie nobiliari napoletane e dal XII secolo d.C. svolgevano un ruolo precipuo nelle vicende politiche dell’Italia meridionale.

Galeazzo Caracciolo, unico figlio maschio di Colantonio Caracciolo e Giulia della Lagonessa, nasceva a Napoli nel 1517, anno in cui il frate agostiniano Martin Lutero promulgava le sue 95 tesi.

Il padre di Galeazzo era un fedelissimo difensore della corona Asburgica e ciò gli consentiva la nomina a Marchese di Vico nel 1531. L’arrivo dell’imperatore Carlo V a Napoli nel 1535 si presentava un’ottima opportunità per Colantonio a raccomandargli suo figlio. L’episodio si rivelava fruttuoso per Galeazzo che all’età di 18 anni veniva nominato: «Gentiluomo della bocca del sovrano». Il ragazzo doveva servire a mensa il sovrano, accompagnarlo in chiesa e nelle svariate cerimonie religiose.

Galeazzo Caracciolo
Documento in cui è ritratto Galeazzo Cracciolo, artista sconosciuto (1651/1750), Munster museo di arte e cultura. Fonte: Portraitindex

Il lavoro di corte era saltuario tanto da garantirgli di pernottare nel lungo termine a Napoli. Nel 1537 sposava Vittoria Carafa, figlia di Ottaviano Carafa duca di Nocera. Un matrimonio studiato a tavolino da Colantonio, ma ben presto i due sposi manifestavano un amore vero, passionale. Da questo matrimonio nascevano 6 figli: Colantonio, Carlo, Lucio, Lelio, Giulia e Lucrezia.

In questo periodo Galeazzo si avvicinava ai riformatori. Nei primi decenni del ’500 anche in Italia c’era il desiderio di riformare la religione e la chiesa. L’originalità dei riformatori del Paese rispetto a quelli d’oltralpe era la mancanza di un unico centro d’irradiamento. Questo non causava la nascita di una Chiesa riformata cittadina, regionale, o nazionale.

A Napoli era noto il movimento del mistico riformatore spagnolo Juan de Valdès. I suoi circoli spirituali erano composti da nobili, nobildonne, prelati. Il discepolo di Valdès, Gianfrancesco Alois, aveva dei colloqui con il suo amico Galeazzo Caracciolo. Quest’ultimo veniva stimolato dai precetti riformatori di Gianfrancesco Alois e grazie a lui aveva conosciuto un altro riformatore, l’agostiniano Pietro Martire Vermigli. Il riformatore agostiniano teneva i suoi sermoni nella chiesa di San Pietro ad Aram a Napoli tra il 1540 – 41 ed era il fautore della conversione di Galeazzo Caracciolo.

Pietro Martire Vermigli
Ritratto di Pietro Martire Vermigli, Hans Asper (1525), fonte: Wikipedia

Nel periodo caldo della controriforma Galeazzo sceglieva di abbandonare l’Italia. L’azione si rendeva concreto nel 1551 quando si trovava ad Augusta e si preparava a partire per i Paesi Bassi, ma il suo viaggio veniva interrotto da una deviazione a Ginevra. Nella Ginevra di Calvino, tra il 1551 e il 1560 Galeazzo ricopriva gradualmente rilevanti cariche e attività.

Nel 1551 contribuiva a creare una chiesa dedicata agli esuli italiani e alla scelta di un pastore. Negli anni successivi la nomina del pastore diventava sempre di più una prerogativa di Galeazzo, ricordiamo  in particolare la nomina di Niccolò Balbani nel 1561.

Nel 1555 diventava il primo esule a ottenere la cittadinanza ginevrina. Nel 1558 faceva parte del concistoro quale massimo organo della chiesa calvinista. Nell’anno seguente svolgeva un importante ruolo politico, poiché faceva parte del Consiglio dei 200 e successivamente a quello più rilevante dei 60.  La sua fama gli veniva riconosciuta anche da Giovanni Calvino che lo annovera nei suo testi: Epistola ai Corinzi e Istituzioni della religione cristiana.

Giovanni Calvino
Miniatura di Giovanni Calvino, Henriette Rath(1586), Ginevra, Biblioteca Pubblica. Fonte: Zanichelli

La relazione tra Galeazzo e la sua famiglia era scandita da brevi incontri in differenti luoghi d’Italia. Nel 1553 Colantonio aveva incontrato il figlio a Verona prima di andare a Bruxelles per parlare con Carlo V. Il fine dell’incontro con l’imperatore era di preservare l’eredità dell’eretico Galeazzo. La grazia concessagli dall’imperatore era di trasmettere tutti i beni di Galeazzo al figlio Colantonio. Nel 1555 il padre si vedeva con Galeazzo a Mantova per convincerlo a trasferirsi a Venezia grazie a un’offerta del Papa, tuttavia il figlio rinunciava.

Dopo aver ottenuto per ragioni di sicurezza anche la cittadinanza nei Grigioni, Galeazzo si spostava a Venezia nel 1558 per incontrarsi con la moglie e i figli, l’obiettivo era di persuaderli per riconciliarsi a Ginevra. La moglie rinunciava alla proposta, da come si intuisce, avrebbe rischiato a spostarsi nella città ginevrina così come Galeazzo non sarebbe potuto ritornare sui suoi vecchi passi. Alcuni mesi dopo l’incontro scattava la domanda di divorzio da parte di Galeazzo. Nel 1559 il divorzio veniva ufficializzato e Galeazzo all’età di 43 anni si sposava nel 1560 con Anna Framery della Normandia.

Solo nel 1572 si spostava per motivi sconosciuti da Ginevra per andare a vivere nell’arco di tre anni in altri paesi: Vaud, Nyon e Losanna. In definitiva ritornava a Ginevra dove moriva il 7 maggio 1586 a 69 anni. L’anno seguente Niccolo Balbani immortalava la biografia di  Galeazzo Carracciolo attraverso un testo dal titolo: «Historia della vita di Galeazzo Caracciolo, chiamato il signor marchese».

Fonti documentarie:

B.Croce, Un calvinista italiano, il marchese di Vigo Galeazzo Cracciolo in «La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce», 31, 1933

Massimo Cattaneo, Claudio Canonici, Albertina Vittoria, Manuale di Storia, Zanichelli, Bologna, 2009

Sitografia:

http://www.treccani.it/enciclopedia/galeazzo-caracciolo_%28Dizionario-Biografico%29/

http://patrimonio.archiviodistatonapoli.it/asna-web/scheda/famiglie/0000000666/Caracciolo-principi-di-Melissano-sec-XVI-Napoli-.html