LO STUDIO/ La strage nel Sud dell’Unità d’Italia: 458mila meridionali scomparsi o ammazzati


Il prof. Giuseppe Gangemi, già docente di metodologia della ricerca presso l’Università di Padova con la pubblicazione del suo ultimo libro “Senza tocco di campane. 1860-1870: le vittime civili taciute della Guerra Meridionale”, mette la parola fine alle tesi sulla storiografia ufficiale in cui si negano le morti dei meridionali durante il Risorgimento. In quasi 400 pagine di ricerche il prof. Gangemi conta circa 458 mila ‘scomparsi’ tra i meridionali, ossia coloro che hanno cercato di resistere alla conquista da parte dei sabaudi in nome di una finta Unità.

La strage nel Sud: 458mila meridionali scomparsi con l’Unità d’Italia

Professor Gangemi ha da poco presentato anche a Gaeta, nella manifestazione dei neoborbonici, il suo ultimo libro “Senza tocco di campane”. Cosa ci può dire per introdurre l’argomento?

Con questo libro finisco una trilogia di libri in cui mi pongo il problema delle vittime del Risorgimento, durante la conquista delle due Sicilie, nella guerra contro i meridionali. Le conquiste praticamente partite da due fronti differenti, quelli ‘dall’acqua salata’, da cui il Sud era bagnato per tre lati, e quella ‘dall’acqua santa’, ossia dello stato Pontificio.

Nel libro “In punta di baionetta. 1860-1870: le vittime militari della Guerra Meridionale nascoste nell’Archivio di Stato di Torino”, tratto soprattutto delle vittime deportate a Fenestrelle, ossia di quei soldati duosiciliani che avevano mantenuto fedeltà al Re e alla patria; in quest’ultimo libro invece ho trattato le tematiche sulle vittime civili.

La presentazione del libro del prof. Giuseppe Gangemi con il prof. Gennaro De Crescenzo

 

In questo secondo libro abbiamo notato non solo che ha parlato dei civili, ma soprattutto delle tematiche sul brigantaggio: può dirci qualcosa di più?

Ma i briganti non erano altro che quelle persone che volevano restare fedeli alla loro patria, erano quindi guidati e addestrati spesso da soldati, ma ci furono spesso vittime innocenti, ed in questo libro ho trattato tanti episodi documentati proprio su questi argomenti. Cerco di ricostruire gli episodi più famosi di questa vicenda, specialmente dedicando due capitoli sugli episodi di Pontelandolfo e Casalduni.

Abbiamo letto che lei parla di circa 458 mila cittadini meridionali ‘scomparsi’ durante quel periodo, può spiegarci cosa intende?

Ci sono diverse stime sui dati del censimento del 1861. I sabaudi fecero un buon censimento, non possiamo negarlo, peccato che si resero conto che mancavano 458 mila persone, e li hanno dovuto cercare una giustificazione, come l’aver dato la colpa ai Borbone di aver gonfiato prima il numero di abitanti del Regno delle due Sicilie, in quanto non cancellavano i morti. Addirittura, 2 ministri inviarono delle relazioni al Re su questa scia. Ma si capisce chiaramente che era una tesi non veritiera, così dichiararono che il primo censimento credibile era quello del 1871.

In realtà sia i censimenti borbonici, del ’57-’59, per la Sicilia e per Napoli, sia i censimenti sabaudi furono fatti molto bene: lo dimostro con un indice per valutare alcune statistiche ed applicandola ai dati per comune. Quindi noi possiamo dare per assodato che ci sono 458 mila persone che spariscono: molti sono morti, molti vengono uccisi dal freddo, dalla fame, e dalla mancanza di lavoro ecc. Ci sono almeno ventina di rivolte che sono state descritte nel mio libro. Molto interessante anche il periodo post plebiscito ed i primi interventi al parlamento italiano, così ho curato soprattutto i periodi di rivolta contro i plebisciti. La gente si rivolta perché non vuole votare ai plebisciti in quanto già sa che ci saranno brogli ed il loro voto non sarà rispettato”.

Senza tocco di campane

 

La recensione del prof. Gennaro De Crescenzo

Di seguito riportiamo anche una parte della recensione del prof. Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico, “censurata” in diversi post sui social:

“Tutti quelli che amano la verità storica (e non solo quelli che si battono dalla sponda non “ufficiale”) dovrebbero ringraziare Gangemi per un lavoro che in oltre un secolo e mezzo nessuno aveva mai fatto: un lavoro monumentale, epocale, definitivo, su un tema spesso affrontato in maniera superficiale o parziale da centinaia di studiosi accademici e non. In questo libro l’autore affronta un tema ancora più vasto e complesso trattandosi delle “vittime civili” di quella che correttamente viene definita “guerra meridionale” in quanto si trattò di una vera e propria guerra combattuta nel Sud Italia per oltre dieci anni, al contrario di quanto sostengono da tempo i soliti accademici filo-risorgimentali riducendo il numero di quelle vittime o parlando addirittura di una guerra “civile” (una sorta di “litigi condominiali” tra meridionali stessi)”.

Dieci i capitoli con i soliti preziosi “riepiloghi” finali, com’è nello stile di Gangemi, tra i (veri) numeri dei garibaldini e i falsi plebisciti, tra le verità (negate e poi ritrovate) su Pontelandolfo e Casalduni e le altre stragi dimenticate (ad esempio in Sicilia), tra le vergognose conseguenze della Legge Pica e dei “domicili coatti” (deportazione legalizzata dei meridionali), i bambini arrestati e uccisi, i “briganti” e i drammatici dati delle statistiche sugli abitanti del Mezzogiorno d’Italia prima e dopo l’unificazione”.

“Così si confermano in pieno le nostre tesi su quegli oltre 50.000 garibaldini in gran parte provenienti dall’esercito sabaudo e crolla in pieno la solita tesi degli eroici “mille” contro tutti o dei meridionali artefici della spedizione (e dell’unificazione). Così, con l’analisi delle prime rivolte spontanee o delle rivolte a Bronte come a Scurcola o a San Giovanni Rotondo in coincidenza (non casuale) dei plebisciti e a pochi giorni dall’arrivo di Garibaldi a Napoli, crolla anche la tesi di un brigantaggio sociale o guidato e finanziato dai Borbone. Decine, del resto, i paesi nei quali le popolazioni “giurano la loro fedeltà a Francesco II e vengono innalzate le bandiere borboniche”.

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