Higuain sbrana la bestia nera Chievo e trascina gli azzurri a -2 dalla vetta

(Foto Saso Arts)
(Foto Saso Arts)

Le vittorie valgono tutte 3 punti, lo sappiamo bene. Sappiamo però altrettanto bene che per il Napoli vincere su certi campi di provincia, contro le cosiddette “piccole”- buone solo a mettersi in 10 dietro la linea della palla e a chiudersi in attesa del colpo della domenica – non è mai stata cosa facile.

E’ per questo che battere il Chievo al Bentegodi, l’altra formazione della tanto odiata Verona e da sempre bestia nera per i partenopei, ha un sapore del tutto speciale. Batterlo poi  dopo aver lottato e pure sofferto, con un gol del Pipita che di prepotenza scaglia una vera e propria “seggiata” (per i non napoletani tradurre con “sassata”) sotto la traversa, frantumando in un colpo solo il tabù Chievo, l’astinenza personale da gol in trasferta (l’ultimo fu alla Lazio il 18 gennaio) e le falangi del povero Bizzarri, dà una soddisfazione che va ben oltre i tre punti conquistati.

Sì perché il Napoli di ieri sera ha saputo soprattutto “aspettare” il gol con lucidità e pazienza come il ragno che tesse la sua tela in attesa di una preda che prima o poi vi finirà dentro: in altri tempi una partita così, nella migliore delle ipotesi, sarebbe finita in pareggio. Questa volta no, nonostante la sfortuna che ha fermato per ben due volte l’argentino al “palo” – clamoroso il secondo dei due legni che vede la palla non varcare la linea di porta per chissà quale astrusa legge della dinamica – il Napoli non ha mai mollato, non ha mai perso la calma del più forte, non si è mai fatto scoraggiare dal solito muro difensivo alzato dai clivensi né dai colpi – più o meno proibiti – coi quali questi tentavano di arginare la foga azzurra.

Per un solo istante ci è sembrato di rivedere scene del passato, ovvero quando dal mancato gol di Josè Callejon al 7′ il Napoli subisce il contropiede dei padroni di casa con Pepe che serve Castro. L’argentino, solo davanti a Reina, sbaglia però clamorosamente la marcatura del vantaggio facendoci così intuire che forse, stavolta, le cose sarebbero andate davvero per il verso giusto.

Passata la paura, gli azzurri si impossesseranno totalmente della metà campo avversaria  fino alla fine della gara lasciando agli avversari giusto un paio di incursioni innocue dalle parti di Reina. Nulla potranno i continui cambi di modulo di Maran né l’ingresso di forze fresche in campo per i veronesi: nonostante il finale concitato – col tecnico di casa espulso, il tocco di mano del Pipita in area avversaria non sanzionato e qualche fallo di troppo a surriscaldare la situazione – sarà la “cazzimma” partenopea ad avere la meglio.

Il Pipita vola in testa alla classifica cannonieri, il Napoli è secondo a sole due lunghezze dalla vetta e il settore ospiti dello stadio veronese – dopo aver ascoltato i soliti cosi razzisti – si esalta con un “porompompero”che ci riporta indietro nel tempo… In tutti i sensi, speriamo.

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