Tifoso del Napoli denuncia: “Mi hanno cacciato dallo stadio perchè ho reagito ai cori razzisti”

Curva SampdoriaI cori razzisti non sono stati tra le cose meno belle del pomeriggio di Marassi che, nonostante tutto, ha visto il Calcio Napoli vincere per 4-2. Un’altra triste denuncia, infatti, arriva da un tifoso partenopeo, Armando Rusciano, che su invito di amici ha assistito alla gara contro i blucerchiati in quel di Genova. Peccato, però, che il povero sostenitore azzurro, nonostante i continui cori razzisti all’indirizzo dei napoletani, è stato addirittura allontanato dallo stadio per aver reagito in maniera tutt’altro che aggressiva. Di seguito un estratto delle sue parole raccolte da Ilnapolista.it

Ero in compagnia di amici di Genova in Tribuna Centrale, sotto la Tribuna d’Onore. Un settore che dovrebbe essere molto lontano dagli atteggiamenti beceri che a volte caratterizzano il tifo delle curve e invece, già prima che iniziasse la partita, hanno iniziato ad insultarci. Quindi non si è trattato di un surriscaldamento degli animi così come, per capirci, è successo nella vicenda Sarri-Mancini“.

I cori razzisti contro i napoletani sono iniziati già da prima della partita e sono continuati fino alla fine. Non erano solo cori: si è trattato di un’intimidazione continua che dalla televisione non si poteva sentire. Cose del tipo: “Non ci dovete venire qua”, “napoletani di m….”. Roba così. Quasi sussurrati all’orecchio, rendo l’idea? Alla fine del primo tempo una persona molto distinta che frequenta la tribuna anche a Napoli ha iniziato ad avere paura perché era con il figlio sedicenne. L’ho rassicurato dicendogli che, trovandosi in Tribuna, era protetto dalla tanta polizia presente. Bastava solo non reagire agli insulti“.

Al goal di Mertens non ce l’ho fatta più. Mi sono girato, gli ho fatto il gesto che fa Toni quando segna, quello con le mani dietro le orecchie, e gli ho mostrato la mia sciarpetta. Per tutta risposta, steward, celerini, poliziotti, fra un po’ veniva pure l’esercito, mi hanno prelevato e cacciato dallo stadio. Sembrava che la polizia non aspettasse altro che cacciare qualche napoletano per usarlo come capro espiatorio. Dopo tutto quello che avevamo subito, alla prima reazione, ti giuro, in due secondi mi hanno prelevato e portato via. Tutti i disordini erano diventati all’improvviso colpa mia“.

Hanno preso le mie generalità e mi hanno portato fuori. Tra l’altro sono rimasto da solo, fuori, perché ero a piedi e dovevo aspettare i miei amici che uscivano. Mi guardavo intorno anche un po’ impaurito. È stato un brutto quarto d’ora. I miei amici? Erano imbarazzati. Fortunatamente non tutti i genovesi sono così. Ho fatto un anno di università a via Balbi, a Genova, e ti assicuro che è una città assolutamente civile, splendida da tutti i punti di vista. Si tratta di una parte della popolazione che è incancrenita da questo odio nei nostri confronti, inspiegabile. È gente frustrata. Se torno a Genova? Spero di sì , magari in un clima meno esasperato. Per adesso vado a prendere il treno per Napoli. Me ne torno a casa mia…“.

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