ESCLUSIVA VESUVIOLIVE: Montervino: “Napoli mi ha dato tanto, ADL è come lo vedete…”

Francesco Montervino ex capitano e calciatore azzurro, ha rilasciato una lunga intervista esclusiva a Vesuvio Live, nella quale ha condiviso con noi i momenti belli e brutti della sua esperienza napoletana, dal 2004 al 2009, dal fallimento societario alla risalita in Serie A, del suo legame con questa terra che non l’ha partorito ma adottato a pieno titolo, rilasciando in ultimo anche le sue personali considerazione sul Napoli di oggi, il Napoli di Sarri.

Tu sei stato un giocatore del Napoli in un momento critico della storia societaria del club azzurro, dalla fase fallimentare e la discesa in C1 alla risalita in Seria A. Come ricordi questo periodo?

“E’ stato un periodo bellissimo. Io sono stato un fortunato perchè ho vissuto in prima persona la rinascita di questo Napoli, anche perchè probabilmente questo Napoli, quello di oggi, gode dei sacrifici e della partenza fantastica di quel Napoli 2004. Per quanto mi riguarda è stato un bel percorso, lungo e da protagonista”

Reja è stato un tuo allenatore ed è giusto ricordarlo tra gli allenatori più importanti che Napoli ha avuto. Quanto ha influito nella tua crescita personale e calcistica il rapporto con lui?

“Con Eddy c’è un rapporto, anche oggi, fantastico. Lui è riuscito sempre a tirare fuori il meglio di me. Sicuramente è stato uno degli allenatori che ha caratterizzato in  positivo la mia carriera. Probabilmente solo con un allenatore così, io potevo diventare quello che poi sono stato a Napoli. Indubbiamente nel nostro Napoli, mio, di Reja, di Paolo Cannavaro e tanti altri, c’erano giocatori di grandissima levatura tecnica. Io probabilmente non ero tra quelli, però Reja con il suo perbenismo e il suo modo di gestire bene il gruppo è riuscito a ritagliarmi un posto importante anche in quella squadra che fece tantissime vittorie, che portò il Napoli dalla B alla A e si qualificò subito in Coppa Uefa. Insomma io grazie al Napoli ho giocato in tutte le categorie dalla C alla A e insieme a Pia sono stato il giocatore che ha segnato in tutte le categorie, riuscendo a calpestare anche il terreno europeo. Sono cose straordinarie per me, che non  sono un grande giocatore tecnico ma che ha fatto del suo carattere la sua forza. Ancora oggi ho un rapporto speciale con Reja, e non posso dire fraterno perchè lui è più vecchio di me -ride- ma c’è grande rispetto”.

La finale persa ai playoff contro l’Avellino. E’ stato uno dei momenti più brutti?

“Quella fu una brutta sconfitta no perchè avevamo perso un derby, ma perchè era la prima stagione del nuovo Napoli e subito si voleva cercare una vittoria di campionato. La cosa che ricordo con grande amarezza fu l’indifferenza dei tifosi che ci snobbarono per quella sconfitta, anche se oggi ti dico che fu un comportamento giustificato, perchè noi avevamo il dovere di vincere, ma non sempre succede. Fu un un momento brutto che però aprì poi una serie infinita di momenti belli”.

Il goal che ricordi, quello che ti ha lasciato una forte emozione?

“Ce ne sono pochi. Ma il mio unico goal in Serie A avvenne nell’ultima giornata di campionato 2008-2009 ed è stata la mia ultima presenza in maglia azzurra. E’ stata la degna separazione con un mondo che ho amato, perchè io ho sempre amato Napoli”.

Il tuo rapporto con questa città, che ti ha adottato, è ancora vivo. Quanto ami ancora Napoli?

“E’ un rapporto talmente sentito che abito a Salerno, ma continuo a lavorare a Napoli. Non mi sono allontanato da questa città perchè c’è un legame forte. Sento il bene profondo della gente di Napoli ancora oggi. E poi questa città mi ha dato tanto e spero di continuare a lavorare in questa terra e nel campo calcistico”.

De Zerbi, tuo ex compagno di squadra adesso allena il Benevento. Quando potremmo vedere te seduto su una panchina di Serie A? 

“Io ho smesso di allenare 3 anni e mezzo fa e mi sono dedicato al ruolo di Direttore Sportivo nel Taranto, mia città di nascita. Ora è un anno che sono fermo. Qualche proposta mi è arrivata. L’anno scorso mi sono divertito nel progetto Afro Napoli United ed è stata una bella esperienza, occupandomi della gestione tecnica. Ho allenato la scuola calcio la Bombonera management e gestiamo quei ragazzi che escono da quella scuola calcio. Insomma sono sempre vicino al mondo del calcio. Ho il patentino di allenatore, di direttore sportivo e posso fare anche il procuratore. Quindi a chi mi accusa che non so ancora cosa voglio fare, rispondo semplicemente che posso far tutto. Chi mi da la possibilità di poter esprimere la mia professionalità verrà ripagato”.

Tu hai giocato con Hamsik. Innanzitutto che tipo è? E soprattutto da capitano a capitano, tu sei stato un capitano vulcanico, invece Hamsik è molto più calmo e tranquillo. Secondo te l’Hamsik di oggi sarebbe potuto essere “capitano” del tuo Napoli con quegli uomini?

“No. Marek è un ragazzo di una professionalità e serietà unica, ma non ha un carisma tale da potersi imporre caratterialmente sui compagni. Lui è un leader tecnico. Il nostro Napoli era un Napoli di carattere. E poi quando arrivò a Napoli aveva solo 20 anni, già bravissimo tecnicamente ma ancora troppo piccolo. Poi nel mio Napoli le figure più carismatiche eravamo io, il Pampa Sosa, gente che aveva carattere. Marek è un tipo di capitano diverso che si ritaglia il suo spazio con le giocate, viene riconosciuto dai compagni per quello che da tecnicamente e non caratterialmente. E d’altro canto gli si chiede di fare goal, assist e di raggiungere il record di Maradona, speriamo quanto prima. E’ un fuoriclasse”.

Passiamo al Napoli di Sarri. Negli ultimi due impegni calcistici, ha perso contro il Mancheter City in casa e ha pareggiato con il Chievo. Secondo te manca qualcosa a questo Napoli e soprattutto merita di essere criticato per quello che comunque sta facendo vedere dall’inizio di stagione?

“La critica è una conseguenza di quello che il Napoli esprime. Abbiamo osannato il Napoli in Europa che insieme al City esprime il miglior calcio. E se una squadra esprime questo calcio deve vincere. Questo è un Napoli fortissimo, ma penso che per vincere ha bisogno di tempo ancora. Prima di tutto di una rosa più lunga e di una gestione degli uomini fatta in maniera diversa. In questo momento Sarri è un maestro e non si può criticare il modo di giocare che ha dato a questa squadra. Però io sono un tifoso che vuole vincere, anche perchè negli almanacchi della storia non resta scritto ‘giocava il miglior calcio d’Italia’, ma resta scritto chi ha vinto. Meglio un pò meno belli ma più efficaci e vittoriosi”.

Mario Rui, ti è piaciuto nella sua prima? Sarà capace di sostituire Ghoulam?

“Ghoulam stava facendo una stagione stratosferica, forse la migliore nel Napoli. E oggi sostituire un giocatore come lui è difficile. Però Mario Rui è un buonissimo giocatore, ha caratteristiche diverse, non ha grandi centimetri, è più bravo in fase difensiva che in fase offensiva. Di certo la catena di sinistra del Napoli è quella più forte ed oggi ha perso una pedina fondamentale, però io credo che sia giusto puntare su questo giocatore. Anche perchè vedere due giocatori fuori ruolo onestamente mi disturberebbe. E quindi quando parlo di rosa un pò corta, voglio intendere, per esempio, che Mertens non ha un sostituto naturale, Mario Rui è l’unico vero terzino sinistro, quindi per vincere c’è bisogno di altro”.

Aurelio De Laurentiis, tu che l’hai conosciuto, che presidente è? E soprattutto sarà uno di quelli che entrerà nella lista dei presidenti più importanti per tutto quello che ha fatto a Napoli?

“De Laurentiis è così come lo si vede, anche nella vita privata. E’ un uomo che non ha filtri, perchè dice sempre quel che pensa e anche quando sbaglia ha l’umiltà di tornare sui suoi passi. Credo che lui possa ritagliarsi il suo posto nella storia del Napoli ed essere ricordato. Di certo come il presidente imprenditore e non come quello passionale che si lascia trasportare dagli eventi e fa il passo più lungo della gamba e credo che questo Napoli lo debba apprezzare. Non si indebita per far vincere qualcosa alla squadra ed è giusto così. E credetemi non è così male come tutti lo dipingono”.

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