Forze dell’Ordine: dentro la divisa un cuore come tutti

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Foto: www.questure.poliziadistato.it

Intubato e sedato, tenuto in vita dai macchinari obsoleti del Loreto Mare di Napoli, questa è l’attuale vita di Nicola Barbato, poliziotto cinquantenne sparato da un pregiudicato per aver fatto il suo dovere. È una di quelle storie che fanno riflettere, che, in un modo distorto e sbagliato, diventa un simbolo. Quella persona che lotta per sopravvivere, che si aggrappa alla vita, era un essere umano che, come tutti noi, la mattina si svegliava per andare a lavorare, con l’unica differenza che il suo lavoro comprendeva una divisa e una pistola.

È la vita dei poliziotti, dei carabinieri e di chi, per lavoro, deve far rispettare le leggi, ovviamente di quelli, fra loro, che davvero rispettano i propri doveri. Le altre persone hanno paura di deludere il proprio capo, di finire troppo tardi di lavorare e non riuscire ad essere a casa per cena; un uomo in divisa che invece rispetta il proprio lavoro, sopratutto in alcune zone del mondo, non sa se tornerà mai a casa. Viviamo in un mondo in cui la giustizia non fa più tanto effetto e nemmeno tanta paura e, in tale stato di cose, persino fermare qualcuno che corre in motorino potrebbe essere letale. Ebbene sì, perché quel pirata della strada potrebbe avere una pistola e decidere di far fuoco e, dietro le divise, non ci sono super eroi, ma cuori di carne, fragili come quelli di tutti, che possono smettere di battere per un solo proiettile.

Del resto è così facile nei film, nei telefilm e nei videogiochi, sfuggire alla legge e togliere la vita ad un altro per salvarsi. Qualcuno potrebbe persino arrivare a pensare che sparare a un poliziotto potrebbe essere divertente quanto giocare al PC. Non meravigliamoci, quindi, se qualche ragazzino trova la pistola del padre e decide di giocare a fare il boss. Altri, invece, data la lungaggine dei processi e lo scarso rigore delle pene detentive, potrebbero valutare che, avanti alla certezza di essere arrestati o fermati, tanto vale tentare una fuga violenta, visto che, mal che vada, ci si “becca comunque solo qualche annetto”. Qualcuno ancora, fomentato da giornali e dottrine male interpretate, arriva a considerare che, alla fin fine, tutti gli “sbirri” siano dei corrotti che abusano del proprio potere e che, quindi, bisogna gioire quando uno di loro viene “sconfitto”.

Mezzo mondo sembra aver dimenticato che al posto di vedere un poliziotto come un odioso controllore pronto a tassare e multare, come un prepotente che ferma i ragazzi che si vogliono divertire un po’ di più, come un avversario da ingannare e superare, bisognerebbe vedere solo una persona come tante che cerca di guadagnare i suoi 1300 euro mensili. Un essere umano con le sue paure, con i suoi divertimenti e la sua vita, che non può mai essere fermata per colpa di una divisa.

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