“O’ Sistema”: pagina facebook a sostegno della camorra e contro gli sbirri

O'sistema

In una società sempre più martoriata e perseguitata da una pressante criminalità, c’è chi preferisce trovare appagamento nell’esaltazione di tale cancro che s’insinua ogni giorno nel nostro paese e più precisamente nelle nostre terre. Persone che non si fanno alcun genere di scrupolo nel propagandare questo genere di dichiarazioni:
” A sostegno dei carcerati e delle carcerate” o frasi a sostegno diLeoni e di Leonesse” quali: “Il leone è solo ferito, non morto“.
Una vera e propria apologia di reato, articolata nell’istigazione a delinquere, su cui la Suprema Corte si è più volte espressa a riguardo. Non ci soffermeremo su terminologie tecniche che potrebbero essere noiose e deleterie, basti dire in questa sede che l’istigazione a delinquere è un reato che punisce la rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretto a provocare la violazione delle norme penali.
Questa istigazione propagandistica avviene attraverso i vari social, dove è più facile fuggire da controlli e rimanere nell’anonimato, nello specifico ci stiamo riferendo alla pagina Facebook chiamata: “O’ Sistema“.

Una delle tante pagine che circolano in rete, ma che nella rete non si perde con un numero di seguaci esiguo, raggiungendo anzi oltre i 23 mila aderenti che sostengono i vaneggiamenti degli amministratori, i soli a preservarsi con l’anonimato. Una pagina che grida all’indulto, alla cancellazione di tutti i reati, che innalza inni all’odio contro “sbirri bastardi” e che esalta l’omertà mafiosa e camorristica; che ripudia i pentiti, pretendendo la morte di chi parla per sfuggire dal carcere e degli stessi poliziotti che si trovano in prima linea in questa lotta.
L’immagine di copertina è il giusto biglietto da visita, per così dire, di una pagina a favori di leoni e leonesse, che identifica una rappresentazione delle “tre scimmie sagge” che non vedono, non sentono e non parlano; con la differenza che a sostituire i primati sono tre bambine, fotografate in quelle identiche pose.

Questa istigazione a delinquere è sostenuta con immagini continue che richiamano film celebri, citando frase che vengono scritte da uno sceneggiatore per permettere un’immersione maggiore nel film… e nulla di più. Citazioni di frasi pronunciate da Al Pacino in “Scarface” o da Salvatore Esposito in “Gomorra” o ancora da Robert De Niro in “Quei bravi ragazzi“. La lista è lunga e tutto è finalizzato ad incentivare l’omertà, esaltare la criminalità e lottare contro organi di Polizia.
A rendere più triste la storia è la conoscenza legislativa degli amministratori, alcuni interventi degli stessi hanno richiamato delle discussioni parlamentari in atto, cui argomentazioni riguardavano proprio tematiche di indulto e comunque circoscritte in ambito carcerario, facendo indurre che non solo non siano sprovveduti, ma pure ben informati a riguardo.

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