“Antonino De Simone”, l’azienda torrese tra le più longeve d’Italia con a capo una donna

Gioia De Simone 2Pochi passi prima di aver varcato la soglia dell’ufficio e già ci si rende conto di essere completamente immersi in un museo dal valore inestimabile. Vetrine che ospitano più di 300 gioielli in corallo, capaci di raccontare la storia di una tra le più prestigiose e longeve aziende d’Italia.

Dietro la scrivania Gioia De Simone, imprenditrice di Torre del Greco, figlia di quell’Antonino De Simone morto nel novembre del 2010, a capo dell’omonima azienda “Antonino De Simone“, fondata nel lontano 1830. Nel palazzo di Corso Avezzana si produce il corallo da esportare in tutto il mondo.

Gioia raccoglie l’eredità del suo caro papà, stimato e amato dal popolo torrese, guida fondamentale e necessaria nel percorso lavorativo che ha fatto della figlia una tra le giovani imprenditrici di maggior successo del panorama campano.

Semplice e sorridente, laureata in Economia e Commercio, i suoi occhi si illuminano improvvisamente quando tra una parola e l’altra il filo del discorso si annoda intorno al nome del suo papà: Sono cresciuta in modo sempliceabbastanza essenziale, dove l’esteriorità deve essere il riflesso di quello che siamo nella sostanza. Sono contenta, mi inorgoglisco, quando le persone mi fermano e ricordano mio padre, con piacere.

Ho cominciato a lavorare in azienda fin dal giorno successivo alla mia laurea, mio padre avrebbe voluto che cominciassi prima. Forse aveva il timore che percorressi altre vie. All’inizio questa situazione mi stava stretta, avrei voluto intraprendere prima altre esperienze ma col senno di poi sono felice di questa scelta. E’ un mondo che mi piace, molto variegato , ricco di opportunità di scambi culturali con i visitatori che provengono da gruppi etnici molto diversi e con un vissuto talvolta avventuroso ma sempre estremamente interessante, che soddisfa  chi come me ha sempre colto le opportunità di arricchire le proprie conoscenze anche all’estero. In azienda si respira un’atmosfera familiare con dipendenti che lavorano da tantissimi anni con noi, c’è mio cugino e questa circostanza ha favorito la continuità anche dopo la morte di mio padre, conferendomi una certa tranquillità nella conduzione dell’azienda”. 

Gioia De Simone

Non è semplice coniugare la vita lavorativa con quella familiare e personale. Spesso quando la frenesia delle giornate e gli impegni si intensificano accavallandosi tra loro, si sottrae del tempo prezioso ai rapporti personali con il rischio di perdersi quelle emozioni semplici ma fondamentali: “In realtà ci svegliamo con la Cina e ci addormentiamo con l’America. Il pensiero per l’azienda e quindi  per i dipendenti non ti lascia mai  e  chi ti sta vicino potrebbe avvertire una  mancanza di attenzione ma non è così. Tra l’altro oggi la comunicazione anche nel lavoro ti stressa di più, è sempre più veloce, i ritmi sono frenetici. Nonostante tutto, non trascuro i miei affetti e coltivo molti interessi, faccio sport e sono abbastanza resistente alla fatica e  allo stress. Non vivo solo di lavoro”.

Tra gli interessi non sembra trovare spazio la politica, intesa come scesa in campo, nonostante un impegno costante per il territorio attraverso le iniziative dell’associazione di categoria, l’Assocoral. Diversamente da altri imprenditori torresi, Gioia ha deciso di rimanere a Torre del Greco, nella città del corallo al centro tra Napoli e Pompei eppure,  non inclusa nei circuiti turistici e non valorizzata come meriterebbe :“Mio padre lasciò la politica a cui si era dedicato con grande passione, quando capì che non poteva cambiare le cose, ma riconosceva sempre a quegli anni un accrescimento personale notevole. Ammiro solo chi ha ancora ideali e si impegna per un mondo migliore ma concretamente senza perdersi in sterili critiche. Per me, per come sono io, un impegno in politica sarebbe totale, completamente coinvolgente e non posso permettermelo, tuttavia ritengo che la decisione presa da mio padre e condivisa da me, di rimanere di  investire su Torre, con una azienda al completo, sia una risposta concreta a quanti hanno favorito l’esodo dell’artigianato locale verso altre sedi. L’80% della produzione viene esportato in tutto il mondo. I nostri interessi, legati solo parzialmente alla vendita al dettaglio, sono sempre favorevoli alle iniziative tese a favorire il turismo ma per richiamare turisti è necessario creare delle reti e collegamenti, siamo al centro delle vie turistiche, bisogna diffondere la cultura del corallo. Gli amministratori devono investire in progetti di cambiamento e noi imprenditori dobbiamo fare la nostra parte come rappresentanti e perché no ambasciatori nel mondo del la Città del corallo.

Nel bicchiere c’è acqua e non whisky, niente sigari da offrire, le sedie non sono di quelle bullonate. Semplicità e lavoro, connubio perfetto per una donna tenace che nel ricordo della  sua guida dimostra umiltà e non nasconde le difficoltà quotidiane da affrontare e superare come donna a capo di una azienda: “Non ho dovuto sgomitare per scavalcare altri e fare carriera. Non ho avuto queste difficoltà, non ho meriti in questo. Però degli ostacoli, come donna, li incontro quando mi trovo a trattare con mercati stranieri, in alcuni casi ti rendi conto ad esempio che il tuo interlocutore trova più piacere a parlare e chiudere un accordo con un uomo. Stiamo parlando di limiti culturali o relazionali che fanno capo ad alcune culture”. 

L’azienda Antonino De Simone è il simbolo di un Sud capace ancora di produrre ricchezza e lavoro, nonostante le difficoltà di un territorio che vede il proprio capitale umano traslocare al Nord o addirittura emigrare all’estero: “La gran parte dei miei amici del liceo ha trovato lavoro al Nord o all’estero. Questo significa che lì c’è un contesto lavorativo più vitale ed è triste constatarlo perché le intelligenze che si formano presso le nostre Università vanno ad arricchire altri territori. Ma il nostro capitale umano è il nostro asset più prezioso, che non è secondo a nessuno per creatività e voglia di fare impresa, penso ad esempio alle start up innovative, su questo tema l’Italia dalle diverse velocità ritrova lo stesso passo, nonostante la burocrazia farraginosa e la difficoltà di accesso al credito”.

Gioia, così come tanti altri capi d’azienda, fa parte del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria. Uno strumento fondamentale per potersi confrontare e aprire nuove alleanze: “Siamo un gruppo molto vivace, ci sentiamo anche al di fuori del lavoro, parliamo, ci conosciamo e ci confrontiamo. Sebbene ognuno operi in campi molto diversi, condividiamo problematiche comuni, lo scambio di idee facilita le soluzioni e favorisce anche la possibilità di intraprendere nuove iniziative che collegano realtà diverse. E’ un mondo produttivo, positivo, in cui la conoscenza personale, scevra dalla diffidenza che talvolta caratterizza gli incontri nel mondo del business, rafforza e favorisce la nascita di nuove idee imprenditoriali”. 

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