Presidenti USA a Napoli: la memorabile accoglienza dei napoletani per Kennedy

kennedy-a-napoliChe Napoli sia una città che piace lo si è sempre saputo, sono tanti infatti i turisti che ogni anno affollano la città partenopea. Di tanto in tanto Napoli riceve la visita anche di turisti “speciali”, i presidenti degli Stati Uniti d’America. Sono tre i presidenti che, in tanti anni, durante il loro mandato hanno voluto visitare il capoluogo campano ammirando le meraviglie che la città offre, deliziandosi con le prelibatezze della gastronomia locale.

Ad accogliere i presidenti USA, ovviamente, il calore dei napoletani forse una delle cose che spinge i capi di stato americano a venire a Napoli. Una delle visite che la città non dimenticherà mai è quella del 2 luglio 1963, fra le visite dei presidenti americani che resta memorabile, per il successo popolare, quella di John F. Kennedy. Dopo la visita ufficiale a Roma, Napoli ricevette il presidente Usa tra due ali di folla entusiasta. Ad accogliere Kennedy c’erano il presidente Antonio Segni e il presidente del Consiglio Giovanni Leone.

Come riporta La Repubblica di Napoli, l’applauso di gioia dei napoletani esplose quando l’elicottero era ancora un puntino nel cielo. Napoli attendeva con ansia John Fitzgerald Kennedy, il 35simo presidente degli Stati Uniti d’America, il primo a visitare la città campana. Quella di Napoli fu l’ultima tappa del suo tour europeo, con lo storico discorso di una settimana prima a Berlino, di fronte ad una folla osannante davanti al muro della vergogna, dove Kennedy aveva scandito “Ich bin ein Berliner”, una sfida ai sovietici al di là del muro.

Il presidente non era stato ancora travolto dall’entusiasmo di quasi un milione di napoletani riversatisi in strada, sotto il sole torrido, per salutare il presidente della “Nuova Era”, simbolo di un’America giovane, inebriata dalle possibilità offerte dal benessere. L’elicottero presidenziale atterrò alla base Nato di Bagnoli alle 16.39. Dal palco allestito per un breve discorso, Kennedy si rivolse ai militari americani e alle loro famiglie: “Sono venuto per riaffermare che l’impegno americano alla difesa dell’Europa è degno di affidamento”. Toni forti, pochi mesi prima infatti il mondo aveva tremato seguendo gli sviluppi della crisi dei missili a Cuba. “L’Occidente deve essere unito per la pace”. Napoli era considerata un avamposto determinante.

Dopo il discorso era previsto un saluto alla città a bordo della Lincoln nera decappottabile, tempo di percorrenza un’ora, dal viale della Liberazione, passando per via Caracciolo fino a Capodichino, dove l’Air Force One avrebbe riportato Kennedy a Washington. Il rigido protocollo presidenziale con quasi ottocento vigili messi a disposizione dall’amministrazione del comune di Napoli, rappresentato dal sindaco Palmieri, e il servizio d’ordine rafforzato dalla collaborazione tra carabinieri e Fbi non aveva considerato l’incontenibile entusiasmo dei napoletani.

A ogni metro la Lincoln procedeva lenta, assalita dalla gioia di ali di folla che invadevano la strada per stringere la mano del presidente, l’eroe americano giovane, energico, visto sui giornali. Napoli quel giorno era vestita a stelle e strisce, ai balconi del viale Augusto oscillavano il tricolore e la bandiera americana, piovevano fiori, la folla urlava “friend”, “american boy“, amichevolmente “kenny”, gli chiedevano di salutare Jacqueline che non è al suo fianco, ma è rimasta a Washington, in attesa del terzo figlio.

Per un giorno i napoletani dimenticano l’amarezza della nuova retrocessione in B della squadra di calcio, le difficoltà finanziarie della società in passivo di 700 milioni, discutono dell’incontro tra il presidente onorario Lauro e il prefetto Memmo, in molti sperano nell’offerta del cilentano Pasquale Gagliardi.

Uscendo dalla galleria Quattro Giornate, in piazza Piedigrotta, in piazza Sannazzaro, Kennedy aveva di fronte lo spettacolo gioioso di un mare di persone in strada, una distesa di braccia e fiori, fino al mare in via Caracciolo. Accompagnato dal presidente Segni, scese dall’auto per omaggiare i caduti di fronte al monumento a Diaz. Era difficile contenere l’emozione dietro le transenne, tutti tentavano di abbracciarlo come se fosse stato un familiare tornato dall’America.

Proseguendo verso piazza del Plebiscito la folla si perdeva a vista d’occhio. La visita di Kennedy cancellava il funesto corteo di Hitler nel maggio del ’38. La gente festeggiava nei giardini di piazza Municipio, risuonavano in tutta la città i colpi di cannone della Marina Militare, le navi americane e italiane salutavano con le sirene. All’aeroporto di Capodichino i giornalisti erano sbalorditi quanto il presidente.

Il New York Times titolerà: “One of the wildest receptions”. L’abbraccio della città è stato travolgente e inaspettato. Il corteo arrivato con quasi un’ora di ritardo, Kennedy stordito, ma concesse un’ultima dichiarazione, “L’Italia, ha scritto Shelley, è il paradiso degli esiliati. In questo mio breve esilio dal clima di Washington ho immensamente apprezzato questo paradiso come ultima tappa del mio viaggio in Europa. L’accoglienza affettuosa di Napoli ci rende più triste la partenza, più felice il pensiero del ritorno”. Alle 19.32, dalla scaletta dell’Air Force One ancora un saluto. A Napoli si è concluso il suo viaggio europeo, l’ultimo. Non vi tornerà mai più. Cinque mesi più tardi a Dallas, salutando dalla Lincoln, Kennedy fu assassinato.

Dopo Kennedy il 30 settembre 1970 arrivò a Napoli il presidente Nixon per una visita al Comando sud della Nato, per poi continuare il suo viaggio presidenziale per altre capitali europee.

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Foto di: Pizzeria Di Matteo

I napoletani ricordano con affetto anche un’altra visita presidenziale, quella in occasione del Vertice G7 dal 7 al 10 luglio del 1994, quando l’allora presidente Bill Clinton arrivò a Napoli accompagnato da sua moglie Hillary e dalla loro figlia Chelsea. La presenza dei Clinton viene ricordata per le ingenti misure di sicurezza e soprattutto per la passione del presidente americano per la pizza.

Durante la visita a Napoli, infatti, il presidente si fermò in una delle pizzerie storiche del centro la famosissima “Pizzeria di Matteo”. La First Lady durante la visita a Napoli visitò le bellezze della città. La cena di gala del G7 fu offerta alla Reggia di Caserta, la coppia più potente del mondo rimase estasiata dalla bellezza del palazzo dei Borbone e dai sui giardini con la bellissima fontana. Hillary Clinton oggi è candidata a diventare presidente degli Stati Uniti d’America, forse in uno dei suoi prossimi viaggi tornerà a Napoli, città che sicuramente ricorda con affetto.

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