MESSAGGIO POLITICO ELETTORALE

La battuta della Gialappa’s Band e l’educazione antimeridionale

Gialappa's Band

Mentre ieri, 21 Febbraio, il salernitano diciannovenne Rocco Hunt si esibiva a Sanremo, su RTL 102.5 c’era la Gialappa’s Band a commentare il Festival e che si è segnalata per due battute criticate anche duramente da buona parte dei Campani. La prima è stata pronunciata quando il ragazzo ha voluto coinvolgere gli spettatori del Teatro Ariston incitandoli ad alzare le mani, cosa commentata dal trio in questo modo: <<Sì, con le mani su, certo, così passa un tuo compare e ciula il portafogli, vecchio trucco, gue!>>; la seconda invece è consistita in un <<Questa “Terra dei fuochi”, chi se ne fotte>>, seguita poi da un riferimento a un mandolino e a una mozzarella, e giustificata dal trio come tentativo ironico di criticare un testo banale che invece di essere di vera denuncia, come dovrebbe essere un testo Rap, esaltava i luoghi comuni sulla napoletanità e sull’essere campani; i comici hanno inoltre aggiunto che in decenni di carriera non sono mai stati protagonisti di battute razziste, e che non hanno di certo cominciato ieri a percorrere quella strada.

A mio avviso il fatto che la Gialappa’s non sia antinapoletana/anticampana o in generale razzista non deve essere nemmeno messo in discussione, ma d’altra parte è pur vero che il tono generale dei commenti su “Nu juorno buono” sia facilmente identificabile come discriminatorio, se avulso dalla storia e dalle intenzioni del trio. In altre parole si tratta di uscite infelici simili a quella di Luciana Littizzetto sul contrabbando napoletano, e tuttavia questa involontarietà dell’offesa resta grave perché si inserisce non solo nella consueta denigrazione del popolo campano, ma anche in un contesto tragico come quello della “Terra dei fuochi”, caratterizzato da malattie e morte. Qui non si tratta di ironizzare sui comportamenti, sui costumi, ma si tratta di ridicolizzare una strage anche se l’intento era la critica di un testo musicale: ci sono modi e modi di scherzare, e ci sono cose e cose su cui scherzare.

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Quando sono state fatte battute sulla Shoah, o quando Calderoli ha indossato la famosa maglietta che prendeva in giro Maometto, si sono scatenati casi internazionali dovuti alla circostanza che quegli episodi di ironia, seppur spesso distanti da ogni intento denigratorio o razzista, sono andati a colpire questioni che toccano sentimenti profondi e in quanto tali meritevoli di rispetto, di educazione, di tatto. La “Terra dei fuochi” significa che ci sono bambini di 3 anni che affrontano il cancro, significa che molti ragazzi perdono i genitori, significa che ci vorrano decenni prima che il suolo possa essere nuovamente calpestato, significa che questa morte è arrivata perché utile ad arricchire la camorra, imprenditori da tutta e Italia e tutta Europa e lo Stato Italiano, omertoso e compiacente, nella persona dei rappresentanti dei suoi vari organi: è tollerabile quel tipo di ironia, anche se indiretta o involontaria?

La sensazione, in ogni caso, è che a parte qualche eccezione non si siano capiti né la gravità della questione ambientale che riguarda poi tutto il Mezzogiorno, né il fatto che ormai il Sud è stanco di attacchi e stereotipi figli una “educazione antimeridionale”, della demonizzazione di tutto ciò che si trova dal Garigliano in giù, di una situazione dove tutto è perpetua manifestazione e testimonianza del disegno di sottomissione di unitaria memoria. Se lo Stato rinnega il Sud, il Sud rinnegherà lo Stato.

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