IPOCRISIA ITALIANA. Non guardo Sanremo per rispetto ai terremotati

Ogni anno la storia si ripete come una tradizione simile a quella del Festival di Sarnemo. I social strabordano di insulti e di ripugnanza non appena vengono resi noti i cachet dei presentatori della kermesse più famosa della musica italiana.

Quest’anno la nauseante ripetizione di frasi tanto banali quanto ipocrite ha inondato i social e come una marea incontrollata è sbattuta rovinosamente sul palco dell’Ariston.

La tragedia del terremoto nel Centro Italia ha innescato una catena di Sant’Antonio nella quale la parola d’ordine è stata quella che riguarda il presunto spreco di denaro per l’organizzazione del Festival. In molti si dicono pronti a girare canale per non regalare ascolti alla Rai.

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Un’ipocrisia in grande stile italiano perché intrisa anche di ignoranza sui numeri che lo show ha realizzato negli ultimi anni. Nelle due precedenti edizioni la Rai è riuscita a guadagnare 12 milioni e mezzo di euro nonostante i cachet dorati. Quattrini in cassa e ascolti in salita rispetto alle precedenti edizioni non proprio esaltanti. Un bilancio assolutamente positivo.

Ma spostando la discussione sul piano morale, la polemica che ha invaso Carlo Conti ha trascinato il conduttore a promettere di devolvere parte del suo stipendio ai terremotati per spegnere la fiamma sempre più alta della polemica.

Ipocrisia, solo e soltanto ipocrisia di un popolo che cerca costantemente quella scintilla capace di innescare una presunta unità etica, morale e di valori, dimenticandosi che il Festival di Sanremo rimane una delle poche cose che unisce un Paese lacerato, piegato alla falsa equazione del «prima gli italiani» e sempre più inconsapevolmente razzista.

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Giusto rivolgere pensieri e speranze nei confronti dei nostri concittadini in difficoltà ma sarebbe altrettanto sacrosanto fermare il Festival? Allora perché non stoppare il calcio della Serie A che muove una quantità ben più ampia di denaro? Ancora una volta si è persa l’occasione per individuare il vero bersaglio: non Carlo Conti, non la Rai, ma lo Stato con la sua classe politica che nello spreco si bea mentre chiede alle persone normali di tirare la cinghia. E allora si tratta solo e soltanto di ipocrisia in un Paese lacerato e assopito nella falsa equazione del «prima gli italiani», capace di far sprofondare gli italiani in un profondo quanto inconsapevole sentimento razzista.

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