L’emozionante dialogo padre-figlio con il Napoli di Sarri campione d’Italia

L’ultima giornata di campionato ha riaperto, seppur di poco, la lotta scudetto. La Juventus, che si appresta a vincere tutto, nelle ultime gare ha perso punti per strada con Atalanta e Roma. Una piccola frenata per i bianconeri, che di qui alla fine sono attesi alle finali con Lazio e Real Madrid. Una battuta d’arresto che ha ridato speranza a Roma e Napoli, impegnate nella lotta al secondo posto ma ancora matematicamente in corsa per il primo posto.

Follia? E’ il bello del calcio. Sognare non costa nulla, giusto? La pensa così anche Mauro Di Donna, tifoso del Napoli e protagonista nelle ultime ore di un racconto che sta facendo il giro dei vari gruppi e pagine Facebook dedicate ai colori azzurri. Un dialogo tra un padre ed un figlio, che prova ad immaginare un finale di campionato in cui la squadra di Sarri, senza rendersene conto, si ritrova campione d’Italia.

Vedi, a papà, quell’anno mancavano due giornate alla fine di un campionato sommariamente mediocre, scarico di emozioni, dominato dalla ciclica inerzia dei forti, dall’incubo tutto milanese di prendere parte alla prossima Coppa Uefa e dal rischio retrocessione annullato dall’incapacità di reagire di tre cenerentole centromeridionali. Un campionato scritto, in pdf, non modificabile. Nota a margine, si fa per dire, la spettacolarità del Napoli che – in quell’anno – continuava a regalare inutili e meravigliose prestazioni vincenti.

Uno spettacolo fine a sé stesso, ehh. Tanto inutile quanto bello per noi amanti dei tocchi di prima e dei tagli in profondità, dei fraseggi in area di rigore, delle uscite palla al piede di Koulibaly e delle ripartenze degli incursori. Lottavamo per il secondo posto, come sempre, per accedere direttamente alla Champions. Si, a papà, facevamo il tifo per i 40 milioni da mettere a bilancio. Per fare il mercato, per trattenere i campioni, per risentire la musichetta. In realtà; non lo sapevamo manco noi. Di certo non per vincerla, la Coppa.

Per farti capire quanto ci tenevamo a quei 40 milioni – tre giornate alla fine – durante un fondamentale Roma-Juve facevamo il tifo per i bianconeri. La Roma quella partita la vinse, giochi quasi chiusi, secondo posto sempre più lontano e due apatici match point scudetto per la Juve a suggellare una stagione metallica, incolore e vincente. Penultima di campionato, il Crotone si giocava l’ultima chance per la permanenza in massima serie. Missione impossibile a Torino contro i futuri campioni d’Italia.

Eh a papà non ci crederai: autogol di Bonucci allo scadere, 0-1 per quello che passò alla storia come “Il miracolo calabrese”. Una vittoria che, contemporaneamente, inguaiava il Genoa, improvvisamente piombato nella lotta per non retrocedere. A novanta minuti dalla fine del campionato la classifica era Juve 85, Roma 84, Napoli 83. Ultima di campionato, i grifoni si giocano la permanenza in Serie A proprio contro la Roma. Che strano il pallone. E pensa che, aritmeticamente, i giallorossi erano ancora in corsa per lo scudetto.

Noi eravamo più; realisti, sognavamo la piazza d’onore alle spalle dei bianconeri. Vedi, a papà, ci sarà un motivo se siamo qui, da più di 100 anni, a parlare di uno sport che, nonostante le variabili bloccate (22 persone, 400 grammi di cuoio, 90 minuti), continua a regalare emozioni indescrivibili. Pandev del Genoa, ex Napoli, si regalò una doppietta all’Olimpico. Genoa salvo, Roma sconfitta e irrimediabilmente terza. Ma è a Bologna che successe l’impossibile.

Partita inchiodata sullo 0-0. Oh, la Juve non segnava. Minuto 94: corner per gli emiliani. Higuain e compagni sono a 29 secondi dal sesto titolo consecutivo, gli bastava un punto. Cross sul palo lungo, Destro la colpisce di testa, si alza un campanile eterno, se riguardi il video sembra che il pallone sia rimasto in area per 18 minuti. Hai presente quando tiriamo le mollichine di pane ai pesciolini? Area di rigore affollatissima, tutti con lo sguardo in su e la bocca aperta. Barzagli e Chiellini non riescono ad intervenire, Buffon, preso in controtempo: Krejci  la tocca appena, la palla si insacca lentamente in rete. Irrati fischia la fine subito dopo il gol.

A Genova intanto – si, noi giocavamo a Marassi contro la Samp – la partita era già; finita da qualche minuto: 3-1 per noi, con uno strano rigore sbagliato da Quagliarella sul 2-1. Eravamo in campo a festeggiare il secondo posto. Hai capito come andò quel giorno? Ci ritrovammo primi, primi allo scadere. La Juve e la Roma non avevano più tempo per recuperare. Sorpasso all’ultima curva, all’ultimo respiro. Il Campionato era finito. Finito. Lo vincemmo così quello Scudetto, inaspettatamente.

Non avevamo nemmeno le bombe carta e i manifesti di morto con su scritto FC Juventus. Non eravamo pronti, a papà, a vivere quella giornata. Non doveva toccare a noi, nemmeno quella volta. Invece successe. Ci ritrovammo Campioni d’Italia. Ora capisci perché ogni mattina che passiamo accanto alla statua di Sarri alla rotonda Diaz gridiamo “Grazie Maurì” dal finestrino? Mica per scherzo, a papà.

Il pallone è una cosa seria, c’è poco da scherzare. E non c’è niente, niente, niente di certo prima dei tre fischi dell’arbitro. Non lo dimenticare mai. Adesso andiamocene a dormire. E proviamo a sognare cose belle. Belle, belle come questa storia inventata che mi piacerebbe tanto vivere. E magari, raccontarti un giorno. Buonanotte figlio mio

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