Francesco Saverio Nitti: smascherò lo sfruttamento del Sud per favorire il Nord

Francesco Saverio Nitti (Melfi, 19 luglio 1868 – Roma, 20 febbraio 1953) è stato il padre del Meridionalismo italiano, a cui va dato il merito di aver posto l’attenzione su quella che i suoi contemporanei chiamarono “la questione Meridionale”. Egli sollevò pesanti critiche nei confronti dei governi del tempo, che trattarono il Sud come “feudo politico” del settentrione, depredandolo delle sue materie prime e mantenendolo volontariamente nell’arretratezza, favorendo invece lo sviluppo del Nord.

Nato in un piccolo paese della Basilicata a confine con la Campania, in una famiglia dai lunghi trascorsi pro unitari – il padre, infatti, militò per la Guardia Nazionale, aderì alla Giovine Italia e combatté con le forze garibaldine in funzione antiborbonica. Nitti visse gli anni dell’infanzia ad Ariano Irpino e quindi a Napoli, dove si trasferì nel 1882 per iniziare l’università alla facoltà di Giurisprudenza.

Ebbe una vita intensa, formandosi come giornalista e scrivendo per i maggiori giornali del Regno d’Italia, sempre tenendo a cuore la sua terra d’origine. Nitti difatti sviluppò autonomamente (e per la prima volta in Italia) un senso critico nei confronti della situazione in cui versava il Mezzogiorno, additando la classe politica del tempo e attaccando fortemente il procedimento con cui avvenne l’unità nazionale.

I suoi scritti vennero tradotti in diverse lingue e distribuiti in tutto il mondo, il che gli permise di raggiungere una discreta fama in Italia, circostanza che lo portò ad esordire in politica nel 1904. Francesco Saverio Nitti fu il primo meridionalista a ricoprire incarichi ministeriali (governo Giolitti). Nel 1919 fu eletto Presidente del Consiglio (Partito Radicale Italiano) venendo più volte confermato a tale ruolo, talvolta accettando governi di larga intesa.

Il 16 novembre 1922 Mussolini chiese fiducia alla camera, Nitti rifiutò fermamente e, a seguito di tale avvenimento, iniziò ad essere vittima di intimidazioni e si ritirò a vita privata, non senza tentare (invano) di fermare l’ascesa del fascismo, opponendosi politicamente. Fu costretto all’esilio, trasferendosi a Parigi e svolgendo vivida attività antifascista; fu anche catturato e deportato ad Itter dopo l’occupazione tedesca della Francia, solo per poi essere liberato nel 1945.

Perchè dovremmo essere riconoscenti nei confronti di quest’uomo?

Al di là della suo schieramento politico, delle sue idee e delle lotte da lui affrontate in vita, Nitti portò per la prima volta all’attenzione pubblica le cause e le dinamiche che causarono quella che oggi chiamiamo la “Questione Meridionale”.

Ebbe un ruolo centrale nel riconoscimento storico delle responsabilità del settentrione italiano nell’arretratezza del meridione, con i suoi scritti contribuì sollevare una questione tuttora irrisolta, che si fa fatica ad affrontare con chiarezza. Grazie a lui, oggi (con un ritardo di oltre centocinquant’anni) si inizia a fare chiarezza su quelle che furono le responsabilità dei governi Italiani post unitari, fornendo motivo di riflessione sulle ripercussioni di quelle scelte che danneggiarono le nostre terre e determinarono la realtà che adesso viviamo.

Fonti:

  • – Francesco Saverio Nitti, “L’Italia all’alba del XIX secolo”, Editrice Nazionale Roux e Viarengo, 1901
  • – Giovanni Vetritto, “Francesco Saverio Nitti, un profilo”, Rubbettino Editore, 2013
  • – http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-saverio-nitti_%28Dizionario-Biografico%29/

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