Gomorra, il produttore: “E’ la serie ad imitare la realtà, quei modelli esistevano già”

Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya, la più grande società di produzione cinematografica e televisiva indipendente italiana, che ha prodotto film come: Romanzo criminale e Benvenuti al Sud, e che produce Gomorra La serie, parla del fatto che la serie tv viene incolpata di creare miti di camorra e che i giovani di oggi riportano nella vita reale quello che avviene nella scena, con atteggiamenti, tagli di capelli e situazioni di aggressività e violenza ricreate nella realtà.

Intervistato da Il Corriere del Mezzogiorno, il produttore dice: “Gomorra è frutto di una ricerca molto dettagliata sulla realtà. È la serie a imitare la vita non viceversa. L’accusa che ci viene mossa è veramente surreale. Ci saranno certamente altre scene, lo anticipo qui, che qualcuno riterrà frutto di emulazione. Ma la verità è che quelle modalità sono esse stesse un calco della vita dei boss”. Il produttore fa riferimento ad un video che gira in rete, che mostra una scena che imiterebbe la fiction. A proposito del video Tozzi dice: “Ce ne sono tremila che contengono atti e gesti che hanno ispirato la nostra scrittura”

Sulla crescita delle baby gang e delle aggressioni tra ragazzi che si rifanno a modelli televisivi il fondatore di Cattleya dice: “Non c’entra niente. Saviano ha scritto La paranza dei bambini due anni fa. E lo ha fatto non perché prevede la realtà, ma perché sa leggerla e interpretarla. Francamente trovo queste accuse insostenibili e fragili soprattutto se confrontate con la complessità del tessuto camorristico. Altro esempio: sarà facile trovare ragazzi con gli stessi tatuaggi dei protagonisti di Gomorra. Ovvio: li abbiamo copiati noi per primi da loro”.

Sul fatto che oggi i giovani imitano i protagonisti di Gomorra Ciro o Genny, il produttore interviene dicendo: “Non credo. Queste cose succedevano prima e succederanno dopo Gomorra. Quando girammo Romanzo criminale, l’allora sindaco di Roma Alemanno, disse che il film era un modello negativo per la città. Poi c’è stata “mafia capitale”. Il cinema e la tv creano una drammaturgia, nel nostro caso una buona drammaturgia, da materiale documentario. E nello specifico rivendico un merito che nessuno ci riconoscerà mai: proprio perché c’è stata Gomorra , fenomeni che sarebbero stati incasellati come banali atti di microcriminalità diventano oggetto di grande attenzione mediatica e vengono posti sotto una lente che nessuno avrebbe sfoderato prima. La nostra narrazione ha acceso i riflettori sui problemi di Napoli, l’ha posta al centro della questione nazionale. Dico: almeno nell’evidenziare queste piaghe così gravi avremo fatto qualcosa di buono, no? Non ci aspettiamo certo che qualcuno ci ringrazia”.

Il produttore di Gomorra inoltre parla anche della sua voglia di vivere a Napoli e del fatto che ha trovato una bellissima casa a Posillipo, e del suo amore per la città dice: “È un amore nato già durante le riprese di Benvenuti al Sud. La città fa questo effetto: più ci stai, più conosci le persone, più vuoi restarci. E così farò io”.

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