Un Posto al Sole, Raffaele Imparato/Ugo: “Anche io bullizzato per il mio corpo”

Per tutti i fan (e non solo) della soap opera napoletana “Un posto al sole”, Vesuvio Live ha intervistato uno tra gli attori più giovani ed emergenti: Raffaele Imparato alias Ugo Alvini De Carolis. Il suo personaggio si è fatto strada ed è maturato nel corso del tempo, da timido e impacciato, vittima di bullismo, è diventato il brillante avvocato dello Studio Navarra.

Come è nata la collaborazione con la soap opera napoletana?
Dieci anni fa circa ho affrontato probabilmente il mio primo provino televisivo, in Rai, tramite agenzia, per la sit-com “Sette vite”; rimanemmo in due a concorrere per il ruolo ma scelsero l’altro attore, all’epoca più esperto e pronto di me; siamo divenuti, però, pian piano amici perché, coincidenza, mi sono ritrovato a condividere tre anni importanti e necessari, con lui, presso il Laboratorio Permanente del Teatro Elicantropo diretto da Carlo Cerciello. Il mio provino, poi, fu visionato una seconda volta, circa 5 anni dopo, inizio 2012, in concomitanza della ricerca dell’attore che avrebbe dovuto interpretare Ugo in U.p.a.s. Sono ritornato per rigiocarmela ed è andata bene. Seppi, dopo mesi, di aver superato il provino. Mi comunicarono l’esito positivo proprio dopo la mia completa rimozione di qualunque pensiero/speranza sulla faccenda. I miei concentrati 163 centimetri di statura hanno rappresentato un aiuto determinante in questo caso specifico.

All’inizio figura di contorno, Ugo si è fatto strada ed è diventato molto presente nella soap, ci sai dire qualcosa sul suo futuro?
“Un posto al sole” è un real-drama che, credo, esisterà fino a quando il pubblico, attraverso gli ascolti, confermerà il proprio interesse e in cui la “forbice temporale” tra l’andamento di quello che, di volta in volta viene scritto e quello che viene mandato in onda, è abbastanza piccola e spesso gli attori che ne fanno parte vedono all’orizzonte delle trame “che li riguardano” fare capolino improvvisamente. Io, però, posso solo rispondere che lo Studio Navarra, sebbene meno presente rispetto a questo inverno, rimarrà comunque il punto di riferimento legale di Palazzo Palladini, senza particolari rivoluzioni nell’ambito del carattere dei personaggi e dei loro rapporti.

Con il personaggio di Ugo si è in qualche modo parlato del fenomeno del bullismo. Proprio per imparare a difendersi da chi lo prendeva in giro e lo picchiava ha iniziato a frequentare la palestra di Franco Boschi, come hai affrontato questo argomento?
Per quanto Ugo si avvicini alla palestra di Franco dopo l’ennesimo episodio di bullismo, la tematica resta sullo sfondo per dare spazio poi all’amicizia, prima con Genny e gli altri ragazzi della palestra e poi con Niko. Ugo reagisce al bullismo indirettamente: semina e alimenta rapporti autentici, umani, che in qualche modo scongiurano l’isolamento, quindi più che intervenire punendo random e a valle i bulli, sarebbe forse il caso di creare le condizioni affinché le brave persone possano aggregarsi tra di loro e sentire la vicinanza degli altri vicendevolmente e delle istituzioni più che mai. Io presto il mio corpo a Ugo, un corpo che, a mia volta, è stato vittima, di tanto in tanto, di emarginazione e prevaricazione in età pre e adolescenziale come la maggior parte dei “corpi piccolini” e non appartenenti a “famiglie intimidatorie”. Così è stato possibile entrare in empatia con Ugo dovendo, però, superare l’iniziale e istintuale resistenza nel dover ripercorrere e rifare i conti, seppur in maniera edulcorata dalla finzione, dinamiche e ricordi legati alla mia infanzia. Fa parte del “gioco”. Ugo, da un punto di vista esperienziale, è stato come un fratello minore su quel piano, mentre è un fratello maggiore, invece, da un punto di vista accademico, universitario per intenderci, nonostante siamo coetanei fondamentalmente, lui è un sagittario ed io un cancro ma dello stesso anno. Ugo riceve e continuerà sempre a ricevere ostilità e derisione da parte di chi vive il mondo agendo prioritariamente invischiato in logiche di potere ma la differenza è che, attraverso la crescita, si acquisisce uno sguardo comunque più ampio e distaccato sul fenomeno quando si ri-verifica sulla propria pelle e si soffre meno. Mi auguro sinceramente che sempre più genitori si carichino sulle spalle la responsabilità educativa vera per la quale hanno un dovere inderogabile, a prescindere dal proprio passato come figli e livello culturale. Sogno un mondo in cui lo Stato obblighi futuri e neo-genitori a partecipare collettivamente a corsi di formazione psicopedagogici finalizzati alla prevenzione di ogni forma di violenza psico-affettiva e fisica prima in ambito familiare e poi in quello scolastico e informatico sia sul luogo di lavoro.

Quanto di Raffaele c’è in Ugo e quanto di Ugo c’è in Raffaele?
Mah, sono una persona buona e anche Ugo lo è, per quanto difficilmente qualcuno possa scrivere di essere cattivo ma credo sia davvero la sfera che ci accomuna di più, poi siamo entrambi educati e come due amici che si frequentano, succede che ci si arricchisca reciprocamente e ci si scambi qualche sfumatura ma abbiamo modi di fare diversi “nelle tinte”, più scure e mature le mie, nell’ambito comunque della gentilezza. Diciamo che Ugo è più precisino e “ragazzino” come temperamento, nonostante un background di gran lunga più sfortunato del mio, essendo divenuto orfano di madre da piccolo e di padre a 24 anni.

Come molti attori di “Un posto al sole” hai una formazione teatrale, ma tra la tv e il teatro cosa prediligi?
Mi è stato chiesto spesso e continuo a ritenere secondario il mezzo. A teatro vivi il fascino, l’ebbrezza dello stare in gruppo attorno e dentro un testo per tante tante ore e poi cercare “d’incontrare le emozioni” di persone vive in sala, lì con te. I mass-media ti permettono di mettere qualche soldino da parte in più in linea di massima e di sentirti accolto con cordialità quando giri per strada e una parola magari ti raddrizza la giornata; di fondo, però, sono felice mentre ritorno verso il camerino se sento di aver fatto un buon lavoro insieme a chi era con me, a prescindere se mi sono lasciato alle spalle un palco o un set.

Quando nasce la tua passione per la recitazione?
La passione/desiderio è nata piano piano da bambino quando capii che attraverso la finzione esisteva nel mondo l’ipotetica opportunità di esprimermi in un modo più intenso, sfaccettato e appagante di quanto non riuscissi nella realtà. È una sensazione che ho provato già da semplice telespettatore nel momento in cui ho realizzato che l’uomo aveva “inventato” proprio un mestiere fatto su misura per questa mia necessità.

Sei anche uno studente universitario, visto la tua giovane età, la domanda è lecita: cosa vuoi fare da grande?
Biologicamente la maturazione cerebrale di un uomo si completa a 25 anni, quindi sono già grande da un anno e mezzo, ahimé, e faccio l’attore, per il quale mi pagano da circa 11 anni, a volte poco e a volte troppo. Scelsi di cominciare a costruire però a vent’anni, un “piano b” a ciò che amavo e amo per il bisogno di sentirmi un attore libero, libero di accettare o rifiutare progetti in autonomia, svincolato dal ricatto economico quotidiano del dover mettere il piatto a tavola e pagare le bollette per la famiglia che avrò: Reciterò perché vorrò recitare “quella e in quella cosa” e non perché dovrò. Si tratta di un “piano B” coltivato, trascurato, scongelato e ri-scongelato a fasi alterne, a più riprese, come una relazione vissuta con il cuore altrove, rivolto verso gli abissi di una sirena volubile ma irresistibile. E’ un conflitto che, però lentamente, ho imparato a gestire e a novembre mi laureo. Attualmente, dopo tanti provini non superati, il senso della realtà mi suggerisce un cammino sempre più nella logopedia nell’ambito dell’età evolutiva e della voce artistica facendo tesoro del mio percorso attoriale sia in termini tecnici che giocosi ma mai dire mai, perché la vita può stravolgersi come direzione improvvisamente; non è detto, però, che sia un meglio o un peggio.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio progetto prioritario e imprescindibile è terminare gli esami per agosto e la tesi per novembre ovviamente. Come attore, ad aprile “re-indosserò Ugo” i giorni 3, 4 e 25 aprile e sono contento della collaborazione nata con Luca Turco (Niko) e con la “StepOne”, una giovane casa di produzione perché ci sono i presupposti per unire emozione e comicità in funzione dei social. Si tratta di una casa di produzione con la quale ho già collaborato con il mio primo cortometraggio da protagonista intitolato “GiacSon”, girato dal giovanissimo Andrea Bonelli (scuola “PigrecoEmme”) e che sarà, però, caricato in rete solo al termine dell’avventura “Napoli Film Festival 2018” a cui teniamo tanto. A teatro è in cantiere uno spettacolo con tre attori intitolato “Partenope”: è un testo scritto per la scena da Ciro Zangaro, liberamente tratto dal racconto “La sirena” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e contiamo di farlo a Napoli nel prossimo inverno.

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