Dal campo rom di Scampia: “Salvini venga qui, non sa neanche di cosa parla”

Immagine di repertorio

Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini annuncia di voler censire i rom, scatenando una raffica di polemiche, proprio tra questi c’è chi in Italia si sente a casa: o perchè ci è nato o perchè ormai è arrivato da tanti anni. La Repubblica, a tal proposito, ha fatto un “viaggio” nel campo di via Cupa Perillo, tra Scampia e una piccola fetta del comune di Miano, dove abitano 600 persone.

Persone che mostrano diverse paure, per l‘incertezza del futuro, ma allo stesso tempo sono ricche di speranze e sogni. Come Ornella, vent’anni, sordomuta, che è nata in Italia e vorrebbe una casa vera poco dopo il cavalcavia che costeggia il campo. Ha paura Ornella, ha paura che i suoi genitori possano essere buttati fuori dall’Italia se si dovesse concretizzare l’idea di Salvini.

Poi c’è Sabrina che di anni ne ha 22, non è italiana, ma è come se lo fosse. Ammette di non conoscere lo slavo, sua lingua d’origine, ma solo l’italiano e un pò di napoletano. “Io mi sento napoletana – dice Sabrina – ho studiato qui, qui ci sono i miei familiari le mie amiche, voglio stare con loro e poi mandare i miei figli a scuola. Voglio una vita normale“.

Nel campo di Cupa Perillo sono tutti in cerca di normalità, una normalità minata già dall’esterno,  ad esempio da quanti sversano rifiuti in strada, in prossimità del campo. A nulla serve l’intervento dei militari, che presidiano la zona con una camionetta: gli sversamenti continuano e l’ultimo è di pochi giorni fa. Ma nel campo, in questi giorni, le parole di Salvini hanno, giustamente, lasciato il segno e le reazioni sono spesso rabbiose. “Salvini venga qui, passi una giornata con noi – dice Anna, a Scampia da 35 anni – Non sa neanche di cosa parla. Io dovrei tornare in Serbia? A fare cosa? Non ho più nulla nella ex Jugoslavia. Ma come può pensare una cosa simile? Ho cresciuto qui i miei figli e li ho mandati a scuola, sono integrati e sono italiani“.

Le fa eco Slobodan: “Non siamo animali, siamo persone. Che pensa Salvini di buttarci in mezzo alla strada come rifiuti? Non siamo tutti ladri, non siamo tutti criminali“. Il campo di Cupa Perillo è lo stesso accampamento che la scorsa estate fu devastato da un rogo, probabilmente doloso, e che da tempo deve essere smantellato. Le persone al suo interno, come detto, cercano normalità, una casa possibilmente, un lavoro, in una sola parola: speranza. Speranza che lo Stato dovrebbe dare e non schiacciare.

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