Chi fuma marijuana ha più spermatozoi: cosa ci dice la scienza


La cannabis è sicuramente una delle piante più utilizzate per lo sballo leggero. Nel corso degli anni questa tipologia di pianta ha diviso il parere delle più grandi menti scientifiche. Non tutti i tipi di cannabis possono fungere da droga, ma solo la Cannabis sativa. Ci sono studi che ne esaltano il potere benefico e curativo nella terapia del dolore, ma ci sono anche numerosi studi sui suoi effetti collaterali che coinvolgono la dipendenza, danni mentali e fisici se usata per un tempo prolungato.

Le diverse diatribe continuano ancora, ma arriva uno studio sorprendente che tenta di aggiunge un’ulteriore stellina di merito agli effetti benefici della “pianta della discordia”. Un gruppo di ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health ha pubblicato un interessante articolo, frutto di un meticoloso studio sulla rivista Human Reproduction. Sembra che soggetti di sesso maschile che fumano cannabis hanno un numero di spermatozoi maggiore rispetto a soggetti che non l’hanno mai fumata!

Ma attenzione, non occorre essere fumatori abituali! Le alte concentrazioni di spermatozoi sono presenti anche in quei soggetti che risultano ex fumatori. Tuttavia Jorge Chavarro, autore dello studio ha spiegato la necessità di approfondire gli studi tra gli effetti della cannabis e l’effettiva correlazione con la riproduzione umana.

Marijuana e spermatozoi

Lo studio ha preso in considerazione 1143 campioni di sperma. Questi provenivano da 662 soggetti maschi di età media di 36 anni. Lo studio è stato condotto nel tempo, dal 2000 al 2017 tenendo presenti che tutti i soggetti analizzati avevano una fertilità ridotta. Quasi la metà di questi soggetti ha fornito anche dei campioni di sangue, utili per l’analisi di ormoni sessuali presenti nel sangue. A tutti i soggetti è stato somministrato un questionario con domande inerenti all’utilizzo di cannabis ottenendo i seguenti risultati:

complessivamente di tutti e 662 soggetti analizzati, coloro che consumavano moderatamente marijuana compresi gli ex fumatori avevano mostrato una concentrazione di 62,7 milioni di spermatozoi per millilitro contro quelli che non ne avevano mai fatto uso avendo una concentrazione di 45, 4 milioni di spermatozoi per millilitro. Eppure tra i consumatori abituali una piccola cerchia del 5 percento è risultata avere una produzione inferiore a 15 milioni per millilitro di spermatozoi, quota molto simile a quelli dei non fumatori.

Le alte concentrazioni di spermatozoi potrebbero essere spiegate pensando al testosterone. Quest’ormone sessuale è presente in concentrazioni molto alte in consumatori abituali di marijuana e sarebbe il responsabile dell’alta produzione di spermatozoi. Però c’è da dire che lo studio non deve essere preso come riferimento per la popolazione maschile generale, perché i soggetti analizzati avevano di base una fertilità scarsa. Servirebbero ulteriori studi per poter confermare e avvalorare una correlazione positiva tra l’utilizzo di cannabis e l’aumento della fertilità maschile.

La marijuana e i geni della fertilità

Esistono anche studi condotti sulla THC o tetraidrocannabinolo, principio attivo della cannabis. Esso, secondo la ricerca condotta dalla Duke University Health System, in attesa di pubblicazione sulla rivista Epigenetics, potrebbe influire sulla modificazione del profilo genetico degli spermatozoi di soggetti maschi che utilizzano abitualmente la cannabis. I geni dei gameti maschili possono essere accesi o spenti dalla suddetta sostanza e ciò potrebbe influire sullo sviluppo embrionale di eventuali figli, se concepiti nel periodo in cui si fa uso abituale della sostanza.

Ma anche questo studio non convince fino in fondo. Ad influire sulla condizione genetica delle cellule germinali possono essere anche altri fattori, come la nutrizione, l’obesità, uso di farmaci. Inoltre, lo studio è stato condotto su modelli murini e su un numero ridotto di soggetti umani ed anche qui servirebbero studi approfonditi per confermare l’ipotesi.

Quindi la domanda rimane ancora senza una risposta certa visto che una netta evidenza scientifica non è stata vista. Ma con l’avanzamento della ricerca, un giorno sarà possibile risolvere il “mistero”.

FONTI:

Human reproduction

Focus.it


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