Napoli. Imprenditore denuncia il racket: “Così la mia azienda è rinata”

questura NapoliUna bella storia è quella che vede protagonista un imprenditore di una società di servizi per auto a noleggio, che dopo anni di minacce da parte della camorra, è riuscito a liberarsi di questo fardello grazie alla denuncia. Infatti Pietro Mango, come riporta La Repubblica, dopo anni di sacrificio era riuscito a mettere in piedi una sua propria attività, con lavoro onesto e pulito. Ma il suo idillio finì quando una quindicina di anni fa la camorra venne a bussare alla sua porta, imponendo una tangente fissa, che lo aveva messo in serie difficoltà economiche.

Il suo calvario è durato circa dieci anni. Come ha raccontato l’imprenditore la cifra richiesta dal clan aumentava in maniera esorbitante ogni anno, arrivando anche a 50mila euro all’anno. Ma queste somme non bastavano mai, e l’imprenditore fu costretto ad indebitarsi, fino al punto che nessuno più gli concedeva prestiti, nè banche nè assicurazioni, nè usurai. L’attività stava andando in malora. Inoltre la camorra non si fermava a chiedere soldi, ma addirittura gestiva anche gli affari interni dell’attività, impedendo a Pietro anche di acquisire nuovi clienti.

Ma nel 2013, ormai disperato, arriva la svolta: affiancato dall’associazione Fai di Tano Grasso e dai loro avvocati, l’imprenditore va alla Polizia e denuncia tutto. Al termine del processo, sono state emesse cinque condanne e oggi Pietro è libero.

Grazie alle persone che lo hanno aiutato, oggi la sua attività a Capodichino si è rilanciata, si è ingrandita e offre lavoro a 40 dipendenti. Inoltre è riuscito ad aprire nuove sedi anche in altre zone d’Italia: a Cagliari e Venezia. Tutto questo perchè ha scelto la giustizia: “L’associazione è rimasta al nostro fianco e così la polizia. Ci sentiamo protetti dalla squadra antiracket della questura. Dobbiamo solo pensare a lavorare. Dopo dieci anni d’inferno, abbiamo smesso di avere paura”.

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